27 Dicembre 2011

SOBRIO ANCHE IL CENONE  

SOBRIO ANCHE IL CENONE
 

La scaletta del discorso di fine anno di Mario Monti, programmato per dopodomani, l’ hanno scritta ieri le associazioni dei consumatori. Secondo una prima stima dell’ Osservatorio di Federconsumatori, i consumi di Natale si sono fermati a 4 miliardi invece che i 4, 4 previsti. Il Codacons, un’ altra associazione dei consumatori, avanza la facile previsione che anche i saldi di gennaio saranno un disastro, con cali di ricavi rispetto al 2010 tra il 30 e il 40 per cento. "I primi dati sulla drastica compressione dei consumi natalizi sono un anticipo degli effetti recessivi e depressivi di una manovra troppo centrata sugli aumenti di tasse", dice Daniele Capezzone, portavoce spesso silente del Pdl. Per ora è soprattutto una revisione delle aspettative, un "effetto sobrietà" che consiglia di risparmiare, considerando gli aumenti previsti di prezzi e tasse nei prossimi mesi. Ma è comunque un pessimo segnale: l’ Istat ha già detto che il Pil del-l’ Italia è in calo, -0, 2 per cento tra luglio e settembre, le previsioni sul prossimo anno di -0, 5 per cento (stime di governo) sono troppo ottimistiche. Ma la combinazione tra sacrifici reali e pessimismo generale può aggravare ancora la situazione, Confindustria prevede -1, 6 per cento, ma molti economisti non escludono che si arrivi perfino a -3. L’ entità del crollo è decisiva. Scrive su lavoce. info il professor Francesco Daveri: "Un calo di un punto e mezzo del Pil – un punto percentuale inferiore alle previsioni incorporate nella manovra – obbligherebbe Ma-rio Monti a trovare altri 7, 5 miliardi di euro per far quadrare i conti". È la temuta manovrina di primavera che Monti, ma anche il viceministro al Tesoro Vittorio Grilli, vogliono evitare in tutti i modi tagliando quante più spese possibili per via amministrativa, così da accumulare un cuscinetto capace di far fronte alle mancate entrate. RESTA IL FATTO che, come ha scritto il capo economista del Fondo monetario internazionale Olivier Blanchard, il 2011 ci ha insegnato che i mercati sono schizofrenici in materia di finanza pubblica: chiedono tagli e tasse ma poi si spaventano quando ne vedono l’ effetto negativo sulla crescita. Sostiene Blanchard, su voxeu. org: "Una correzione fiscale profonda è necessaria e il livello del debito deve scendere. Ma ci vorranno più di due decenni per tornare in una situazione tranquilla". Bisogna quindi guadagnare tempo, dando in pasto ai mercati riforme a sostegno della crescita ed evitare che prevalga il pessimismo. È questo il punto più atteso del discorso di Monti e dell’ ordine del giorno del consiglio dei ministri già convocato per domani, in cui potrebbe arrivare già qualche novità. Dopo le polemiche intorno alla possibile riforma del mercato del lavoro, che avrebbe rivisto anche l’ articolo 18 sui licenziamenti, tutto sembra congelato: il ministro del Welfare, Elsa Fornero, che ha suscitato le ire dei sindacati con annunci non sostanziati da provvedimenti già pronti o da intenti precisi, ha dovuto arretrare subito. E prima di fare un altro passo, lei o il suo vice Michel Martone, serve l’ imprimatur di Monti che può arrivare, appunto, dopodomani. Altrimenti i mercati, sempre nervosi negli ultimi giorni dell’ anno perché meno liquidi (cioè ci sono meno transazioni), infliggeranno danni ulteriori. ANCHE L’ UNICA liberalizzazione sopravvissuta nella manovra "salva Italia" è in discussione: gli edicolanti hanno revocato la serrata di tre giorni prevista da oggi in cambio di un incontro con il sottosegretario all’ Editoria Carlo Malinconico, il 10 gennaio. E c’ è da scommettere che qualcosa otterranno, evitando l’ ampliamento dei punti vendita in cui trovare i giornali. Perfino il regime di Raul Castro a Cuba sembra più determinato sull’ aumento della concorrenza e da gennaio permetterà ai cubani di gestire negozi di riparazione di elettrodomestici e orologi senza l’ intermediazione dello Stato. Monti non deve guardarsi solo dai mercati, ma anche da Silvio Berlusconi. Più difficili si fanno le cose per il premier, più facile diventa per il Cavaliere il revisionismo sul suo triennio di governo: "Con queste nuove tasse il rischio è di comprimere i consumi e di indurre in recessione l’ economia", ha ribadito ieri (omettendo ovviamente che il suo governo ha spinto la pressione fiscale al record del 44, 5 per cento del Pil). Anche il dato di ieri sulle pensioni gioca a suo favore: grazie al sistema delle "finestre", che costringe chi ha requisiti a ritardare l’ uscita dal lavoro, ha fatto crollare del 30 per cento i pensionamenti, solo e 224. 856 nel 2011. Merito (o colpa) delle riforme Berlusconi-Sacconi.
 

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