17 Dicembre 2011

Classi pollaio, 40 scuole fuori legge  

Classi pollaio, 40 scuole fuori legge
 

PAVIA Aule piccole, strette e con troppi studenti. Le chiamano «classi pollaio». Le denunciano gli studenti, le scuole stesse, le famiglie. I sindacati. E se ne è occupato anche il Codacons, che coordina le associazioni a difesa dei consumatori. Mesi fa aveva promosso una class action accolta poi dal Consiglio di Stato che aveva a quel punto obbligato il ministero dell’ Istruzione a intervenire. E l’ allora ministro Gelmini aveva predisposto un piano di intervento per mettere in sicurezza le scuole. L’ elenco degli istituti che avevano bisogno di lavori non era mai stato reso pubblico fino a ieri. Il Codacons ha messo a disposizione il documento con le tabelle divise per regioni. In tutta Italia sono 13.500 gli studenti con classi super affollate. Una quarantina in provincia di Pavia. Ci sono aule inadeguate nelle scuole superiori, ma anche alle elementari. Nel lungo elenco del «Piano nazionale per la messa in sicurezza delle scuole italiane» non ci sono alcuni istituti che però hanno dovuto fare i conti con le aule troppo piccole rispetto al numero di alunni, per esempio Cossa e Cardano. Il Codacons per definire una classe pollaio fa riferimento alle normative sulla composizione delle classi. Che non dovrebbero superare i 25 alunni (poi ci sono margini di tolleranza fino a 30 studenti per le superiori). Le aule dovrebbero essere di 45 metri quadrati a cui ne vanno aggiunti due per ogni persona presente in aula diversa dagli studenti, quindi insegnanti, docenti di sostegno. Ci sono classi in cui invece non viene garantito lo spazio sufficiente: ogni alunno deve avere 1,80 metri quadrati a testa alle materne, alle elementari e alle medie e di quasi due metri quadri alle superiori. In 40 scuole pavesi questi criteri non vengono rispettati. E sono istituti che dovranno essere messi in sicurezza al più presto. I sindacati provinciali avevano già lanciato l’ allarme anche per sottolineare le difficili condizioni di lavoro e di studio per docenti e ragazzi. Il problema si ripete ogni anno. Gli istituti compongono le classi, poi a settembre il numero di studenti è sempre più alto a causa delle bocciature. Ma qual è la soluzione? «In teoria se una scuola ha aule piccole rispetto ai parametri dovrebbe chiedere al Comune o alla Provincia di adeguarle – spiega Giuseppe Bonelli, dirigente dell’ ufficio scolastico, l’ ex provveditorato – E comunque le scuole dovrebbero prendere un numero di alunni adeguato rispetto alla disponibilità di metri quadri, ma così si perderebbero classi e bisogna anche rispettare il diritto di istruzione». Quindi? «Andrebbe fatta una programmazione a più voci – aggiunge Bonelli – e comunque ci vorrebbero almeno 20 miliardi per rimettere a posto le scuole italiane».

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