16 Dicembre 2011

ISTAT: SPESA MEDIA FAMIGLIE 2.453 EURO MESE, RESTA STABILE

ISTAT: SPESA MEDIA FAMIGLIE 2.453 EURO MESE, RESTA STABILE CODACONS: NO, GLI ACQUISTI SONO CALATI!!! GLI ITALIANI SPENDONO 384 EURO IN MENO RISPETTO AL 2008 GOVERNO RIVALUTI PENSIONI E TOLGA AUMENTO IVA

 
 
 
Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, le famiglie italiane avrebbero speso, nel 2010, 2.453 euro al mese, appena 11 euro in più rispetto all’anno precedente.
Per il Codacons questo non significa, a differenza di quanto sostiene l’Istat, una sostanziale stabilità della spesa per consumi in termini reali. Come è di tutta evidenza, infatti, i consumi reali sono abbondantemente calati, visto che la spesa, pur incorporando la dinamica inflazionistica, sale appena dello 0,5% a fronte di un aumento dei prezzi dell’1,5.
Se a questo si aggiunge che rispetto al 2008, anno in cui scoppia la crisi, la spesa media mensile, che all’epoca si attestava a 2485 euro al mese, è crollata di 32 euro al mese, ossia ben 384 euro all’anno, ecco che difficilmente si può sostenere che i consumi sono migliorati.
Una ulteriore dimostrazione del crollo dei consumi è data dal fatto che gli italiani continuano a mangiare meno. Per gli alimentari, infatti, nonostante si tratti di beni a domanda rigida, nel 2010 le famiglie hanno speso 467 euro al mese, 96 euro in meno all’anno rispetto ai 475 euro del 2008.
Anche l’aumento di appena 6 euro rispetto al dato 2009, quando si spendevano 461 euro al mese, è più che compensato dalla dinamica dei prezzi. Insomma, le famiglie italiane, dopo aver eliminato gli sprechi e aver diminuito la qualità del cibo, sono ormai costrette a mangiare meno.
Ecco perché la scelta del Governo Monti di aver stabilito l’aumento dell’Iva di 2 punti percentuali, peraltro non solo l’Iva ordinaria ma anche quella al 10%, significa aver fatto l’opposto di quello servirebbe per rilanciare la crescita dei consumi e, conseguentemente, del Pil. Scelta ancora più sciagurata se si considera che si aggiunge al blocco delle rivalutazioni delle pensioni e al blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici già deciso dal Governo Berlusconi.
 

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