Quelle pratiche scorrette sulla tessera del tifoso
-
fonte:
- Gazzetta dello sport
Dietro la tessera del tifoso, il lasciapassare negli stadi italiani ideato per allontanare i violenti, c’ è puzza di «pratica commerciale scorretta». Lo pensa il Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Codacons e Federsupporter contro l’ Antitrust e ha rimandato la palla al Tar del Lazio. Adesso l’ organo amministrativo di primo grado, che aveva respinto l’ istanza, dovrà fissare un’ udienza ed entrare nel merito della controversia. Problema Nel mirino è finito «l’ abbinamento inscindibile tra il rilascio della tessera del tifoso e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata». Cosa significa? Alcuni club hanno pensato bene di obbligare l’ aficionado desideroso di abbonarsi ad attivare contestualmente uno strumento finanziario che poco c’ azzecca con la voglia di gustarsi un po’ di calcio dal vivo. Beninteso, qui non sono affatto in discussione la filosofia e l’ operatività della tessera del tifoso quale mezzo di prevenzione (e pure di fidelizzazione del pubblico). L’ Osservatorio del Viminale, infatti, precisa subito che l’ ordinanza «non influisce sulla legittimità della tessera, che continuerà a essere necessaria per andare in trasferta». E mentre l’ ex ministro Maroni si augura che «il nuovo Governo la confermi», il titolare dell’ Interno, Anna Maria Cancellieri, si limita a dire: «Ho grande rispetto per tutte le sentenze. Ci penseremo e daremo le nostre risposte». Se il Tar recepirà l’ indicazione del Consiglio di Stato e l’ eventuale pratica scorretta verrà vietata, le società di calcio dovranno rimodulare il programma di sottoscrizione. Non tutte ma, evidentemente, quelle che non hanno dato libertà di scelta al tifoso-abbonato. «Da un nostro monitoraggio – spiega Alfredo Parisi, presidente di Federsupporter – risulta che gran parte dei club di A abbiano trasformato la tessera in una carta di credito. Siamo soddisfatti perché ora il tifoso potrà scegliere se aderire o no». Equivoco La tessera, obbligatoria dalla scorsa stagione, aveva già incontrato l’ ostilità degli ultrà, che l’ hanno subito etichettata come una «schedatura». Nelle intenzioni del Viminale, superata la fase emergenziale della violenza da stadio, le società avrebbero dovuto ereditare il progetto sfruttandone tutte le potenzialità, sulla scia delle fidelity card in voga in Inghilterra. Un modo per «coccolare» il tifoso con raccolte di punti, sconti, agevolazioni. In alcuni casi, però, la tessera è scivolata nelle mani delle banche. E il tifoso si è sentito preso in giro. RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
