14 Dicembre 2011

Liberalizzazioni, i taxi si salvano Ma non i farmacisti. Ed è rivolta

Liberalizzazioni, i taxi si salvano Ma non i farmacisti. Ed è rivolta

 DA ROMA  F armacie pronte alla serrata, ma taxi salvi, per effetto di un emendamento del governo che, allo stesso tempo, prevede che entro sei mesi dall’ entrata in vigore del decreto legge dovrà essere realizzata «una compiuta liberalizzazione e una efficiente regolazione nel settore dei trasporti e dell’ accesso alle relative infrastrutture». Sul fronte delle liberalizzazioni, dunque, si annuncia un inverno caldo. E sul governo arrivano pressioni da ogni lato: a non cedere alle lobbies e procedere spedito a togliere lacci e lacciuoli, ovvero a rivedere le aperture già messe nero su bianco. Come quella che prevede la vendita in parafarmacie e supermercati dei farmaci di fascia C, di automedicazione e soggetti a prescrizione. Ma il governo ha intenzione di tirare dritto. Le farmacie sono particolormante arrabbiate. Dapprima erano escluse dallo slittamento di un anno, al 31 dicembre del 2012, delle liberalizzazioni inserite nella manovra, previsto lunedì da un emendamento dei relatori, Maurizio Leo e Pier Paolo Baretta, approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Poi il rinvio è stato tolto ieri sera dalla stessa. Dopo che il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda aveva incontrato una delegazione del Terzo Polo. Ieri, comunque, il ministro della Salute Renato Balduzzi ha escluso passi indietro sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, ma «è possibile pensare a forme ulteriori di garanzia per la salute dei cittadini», ha detto al termine dell’ audizione in Commissione Affari sociali della Camera. Per Balduzzi, che si è detto pronto a incontrare i rappresentanti dei farmacisti, «si può eventualmente procedere, con un potere puntuale del ministero, a sospendere o escludere determinati farmaci ove si verifichi che la loro somministrazione fuori dalle farmacie sia pregiudizievole per la salute dei cittadini». Ma «al di là di questo non si può andare». Sul piede di guerra Federfarma e il Sunifar, la federazione dei presidi rurali, che in una nota congiunta lanciano un grido d’ allarme. «A fronte della totale chiusura del governo, che si accanisce contro le farmacie sbandierando la sola liberalizzazione della vendita di medicinali come panacea per lo sviluppo e la crescita del Paese, le farmacie sono costrette loro malgrado a una reazione molto pesante: la chiusura». Probabilmente per lunedì prossimo. «Le farmacie sono in grande difficoltà», sbotta la presidente di Federfarma, Annarosa Racca. E con la liberalizzazione dei medicinali in fascia C con ricetta «le farmacie più piccole moriranno subito, mentre le più grandi dovranno ridurre i servizi». La perdita viene stimata in 18mila addetti, se ogni esercizio dovrà licenziare una persona. Sull’ altro versante i beneficiari della riforma, le parafarmacie, stanno inondando di fax Palazzo Chigi «per chiedergli di non cedere alle pressioni delle corporazioni, in primis la lobby dei farmacisti titolari». Mentre le associazioni dei consumatori, come il Codacons, minacciano denunce alla procura per chi abbasserà la saracinesca. Le varie sigle a difesa dei diritti degli utenti se la prendono, infine, con l’ esclusione dalla manovra della categoria dei tassisti. «Le liberalizzazioni ventilate devono riguardare anche il settore taxi e da subito», afferma Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, si cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadini e Unione nazionale consumatori. Soddisfazione per aver evitato una «deregolamentazione selvaggia» esprime, invece, Marco Riccio, presidente per la sezione taxi della Confederazione nazionale artigianato (Cna) di Roma. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this