4 Dicembre 2011

Abolizione dei presidi sanitari

Abolizione dei presidi sanitari

 Tra le medicine prescritte nella eventuale ricetta Monti, per salvare l’ Italia dal default ci dovrebbe essere una molto amara: il blocco dell’ adeguamento delle pensioni al costo della vita. Quella che più volgarmente viene chiamata contingenza. Ufficialmente sapremo se è vero lunedì. È giusto che in un periodo di crisi tutti debbano contribuire in modo equo e solidale a rimpinguare le casse disastrate dello Stato. Ma chiedere sempre ai soliti noti i sacrifici, l’ equità va a farsi benedire. Nel nostro Paese un pensionato su due è povero, il 79 % incassa un assegno lordo mensile di 1. 000 euro, mentre l’ 11 % riceve un assegno che va dai 1. 000 ai 1. 500 euro. I pensionati italiani – secondo le stime del Codacons – negli ultimi 18 anni hanno visto diminuire del 49, 3 % il proprio potere d’ acquisto. Come si fa a negare una manciata di euro in più a questo esercito di persone che hanno lavorato una vita intera per far crescere la nostra bella Italia, fino a farla diventare una delle potenze più industrializzate del mondo? Bene. Supponiamo che i pensionati tutti fossero d’ accordo a rinunciare all’ adeguamento della loro pensione al costo della vita: chi garantisce loro che il padrone di casa non gli chieda, il prossimo anno, un aumento del canone di locazione? Chi promette a loro che non troveranno, sempre il prossimo anno, aumenti nell’ abbigliamento e nei prodotti di prima necessità? La nuova ed ennesima riforma pensionistica finalmente metterà ordine. Non ci saranno più pensionati inattivi che gongolano nei giardinetti o passano il tempo con lunghissime partite di tressette, scopa o ramino. A sessanta e settant’ anni ancora si lavora e i presìdi sanitari saranno trasferiti nelle fabbriche o negli uffici. Almeno l’ assistenza sanitaria non sarà loro negata. Tommaso Montefusco

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