1 Dicembre 2011

SCARAFAGGIO NEL CAPPUCCINO: IL TRIBUNALE DI ROMA CONDANNA UN BAR A RISARCIRE I DANNI MORALI

SCARAFAGGIO NEL CAPPUCCINO: IL TRIBUNALE DI ROMA CONDANNA UN BAR A RISARCIRE I DANNI MORALI CLAMOROSA SENTENZA CONDANNA IL “GRAN CAFFE’ MAZZINI” A RISARCIRE CON 1000 EURO UNA CONSUMATRICE CHE SI ERA RITROVATA UNA BLATTA IN BOCCA

Una sentenza senza precedenti quella emessa pochi giorni fa dal Tribunale civile di Roma, in una causa intentata dal Codacons.
Il 16.12.2006, alle ore 21:50 circa, una commercialista operante nel quartiere Prati, il cui nome è Angela, si recava assieme ad un collega presso il bar “Gran Caffè Mazzini” sito in Piazza Mazzini e lì ordinava un cappuccino. Iniziata a sorseggiare la bevanda, subito percepiva la presenza di un corpo estraneo sulla lingua, che estraeva dalla bocca ponendolo su un piattino posto sul bancone.
Facile immaginare lo sconcerto della donna quando, esaminando l’oggetto in questione, riconosceva un insetto, e più precisamente di una blatta. Sconcerto che sfociava in frequenti e prolungati conati di vomito, seguiti da un forte disgusto e senso di nausea protrattisi per giorni.
La commercialista decide così di rivolgersi al Codacons e di segnalare l’accaduto ai Nas, che il 4.1.2006 eseguivano una ispezione all’interno del bar, rilasciando un verbale in cui venivano riportate le seguenti criticità:

– è stata rinvenuta una confezione di carne invasa da blatte, pertanto si è proceduto al sequestro per le analisi;
– le condizioni igieniche della cucina e del laboratorio di pasticceria risultano  precarie per la presenza massiva di sporco non rimosso lungo la pavimentazione in special modo e al di sotto delle suppellettili;
– le basi degli elettrodomestici che poggiano direttamente sulla pavimentazione si presentano arrugginite;
– all’interno delle predette zone è stata notata la massiccia presenza di blatte sia morte che in stato vitale anche all’interno di un frigo congelatore a pozzetto.

Assistita dall’Avv. Cristina Adducci del Codacons, la commercialista decide così di avviare una causa contro il Gran Caffè Mazzini, e il giudice (dott.ssa Clara Cormio, XII sez.) ha riconosciuto pienamente le ragioni della consumatrice, emettendo una sentenza in cui si legge:

“la documentazione prodotta in atti costituisce una prova delle pessime condizioni igienico-sanitarie dell’esercizio commerciale e della conseguente responsabilità della società convenuta per l’inconveniente subito dall’attrice. […]
non può non tenersi conto del fatto che la conoscenza diretta del mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie in alcuni locali commerciali aperti al pubblico possa aver generato nell’attrice  un turbamento ed un timore per la propria incolumità fisica tale da influire sulle sue ordinarie modalità di vita, inducendola a limitare la frequentazione di locali pubblici per la consumazione di pasti e bevande […]
può sostenersi che tale evento, in quanto riconducibile ad un comportamento astrattamente qualificabile come reato, possa aver determinato nell’attrice un danno non patrimoniale equitativamente quantificabile in € 1.000”.

Si tratta della prima sentenza in Italia che riconosce il danno da “insetto nel piatto” – afferma l’avv. Cristina Adducci del Codacons – Ora i consumatori che troveranno mosche, insetti o altri corpi estranei in pasti e bevande serviti nei pubblici esercizi, potranno utilizzare tale provvedimento del Tribunale per citare in giudizio gli esercenti che non rispettano le norme igienico-sanitarie.
 

 

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