Acqua, le associazioni passano all’ autotutela
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Una riunione di ricognizione perché l’ acqua in città è una vicenda che "scotta". Si sono bruciati i cittadini, e continuano a vivere nelle fiamme del dubbio. Perché le ordinanze di divieto e le conseguenti revoche hanno fatto storia. Una storia iniziata il 15 agosto dello scorso anno. Tra guasti all’ impianto di potabilizzazione, presenza di manganese e ferro, rimpalli fra Comune e Sorical. E oggi? Beh, l’ Amministrazione ha rassicurato tutti revocando l’ ultima ordinanza di divieto d’ uso – durata 106 giorni. Questa la finestra sul centro, che ha ricevuto lo sconto del 30 % sulla bolletta. Rassicurazioni e sconti che non sono giunti a Vibo Marina dove è ancora in vigore l’ ordinanza di divieto dal 18 maggio. Mentre a Vena un’ ordinanza porta la data del 27 ottobre. Queste, le ultime, in ordine di tempo. Quelle sulle quali le Associazioni dei consumatori, ieri, hanno invitato la cittadinanza a riflettere in nome della chiarezza. Per richiamare ad un sentire comune. Per ciò che rappresenta un bene comune. L’ acqua che scorreva e «continua a scorrere – ha spiegato Claudio Cricenti di Codacons – è gialla per come ci è stato segnalato dai cittadini che vivono in centro». Un incontro per fare il punto, insomma, perché ha aggiunto «noi riteniamo che sia necessario trovare una forma coesa per rivolgerci al Comune perché crediamo che i servizi debbano essere garantiti per come impone il codice». Servizio sul quale incombe l’ ombra del dubbio, «e ancora oggi – ha chiosato – il problema non è chiaro e non crediamo sia stato risolto». Così se da un lato l’ Amministrazione chiede il pagamento dei tributi, le associazioni chiedono «servizi adeguati». In questo senso, Codacons, Adoc, Comitas e Unione nazionale consumatori hanno iniziato a disegnare un percorso, preparando dei moduli per dichiarare, fra le diverse opzioni, se si ha già pagato il bollettino e si intende richiedere la restituzione delle somme versate, se si intende pagare con riserva o se non si intende pagare. Un modo per «capire». Ergo, la domanda è «se consumo non c’ è stato perché pagarlo?». Questo, «il percorso – ha spiegato Paolo Fuduli di Adoc – per ascoltare i cittadini». Cittadini e commercianti che, come ha ricordato Valerio Natale di Comitas, «hanno subito notevoli danni». Obiettivo, quindi, resta quello di avviare un’ azione di autotutela, e soprattutto, fare sentire la voce dei cittadini, come ribadito da Fabio Milano. Un’ azione condivisa dalle associazioni meno positive sul dialogo, considerato che «con i tavoli – ha sottolineato Antonio D’ Agostino – si è perso tempo». Quindi, la richiesta dei sodalizi di essere operativi. Così come ribadito da Paolo Sorrenti e per come spiegato dall’ avv. Francesco Tassone che ha proposto la costituzione di un Comitato «per fare di più». Per dare voce a quei diritti dimenticati da tanti.
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