«Padoan sbaglia, abbiamo diritto all’hospice»
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fonte:
- Il Gazzettino
«Le dichiarazioni di Antonio Padoan lasciano esterrefatti. Non solo siamo stati accreditati a tutti gli effetti come hospice, ma abbiamo pieno diritto ad esso. Quando sulle schede regionali si legge "Sono altresì previsti 25 posti letto" è evidente che vanno intesi in senso aggiuntivo ai 190». Francesco Camisa, vice direttore del Policlinico San Marco, ribatte a muso duro al direttore generale dell’ Ulss 12 che ieri ha di fatto liquidato l’ istituto di via Zanotto sulla possibilità di riaprire il servizio al quarto piano chiuso ormai sette mesi fa. «È tutto da valutare sul piano del diritto amministrativo se l’ azienda socio sanitaria possa negare la convenzione a chi ha requisiti richiesti per dare alla popolazione un’ assistenza, ma di sicuro non si può affermare che gli hospice sono strutture solo esterne – dice Camisa – La Regione, infatti, prevede in tutto 135 posti letto di hospice intraospedaliero e in Veneto gli unici 25 esistenti sono proprio i nostri, dove il 90 per cento dei ricoveri termina col decesso ma che sono stati chiusi senza che siano state attivate delle alternative». Ad attaccare Padoan è anche il segretario regionale del Codacons Franco Conte, con una nota firmata assieme ad Enrica Carabelli (sua moglie) dell’ associazione Avulss e Maria Grazia Cevolani della Lega tumori. «A fronte del triste primato veneziano sulle malattie oncologiche non si può ridurre o sospendere il livello di assistenza adeguata acquisito con i 41 posti precedentemente attivati in città, tanto più nel momento più delicato della sofferenza che è il fine vita – scrivono – È evidente che fino a quando c’ è la lista d’ attesa la disponibilità è inferiore alla domanda e che se ci sono 600 malati oncologici in più ogni anno rispetto a quanti muoiono per tumore, la domanda sarà per forza in aumento. La programmazione regionale dovrà prevedere di aumentare i posti e non di ridimensionare il servizio perché non si possono lasciare le famiglie alla ricerca di una soluzione "fai da te" che porta inesorabilmente a soluzioni inadeguate, dolorose sul piano umano e più costose per l’ azienda socio sanitaria». (a.spe.) © riproduzione riservata.
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