22 Novembre 2011

CRISI: SACCOMANNI, TASSO TITOLI 7% NON E’ PUNTO NON RITORNO

CRISI: SACCOMANNI, TASSO TITOLI 7% NON E’ PUNTO NON RITORNO CODACONS: IL PASSATO NON E’ PARAGONABILE IL GOVERNO DEVE RIDURRE L’INFLAZIONE ABBASSANDO IVA ED ACCISE

 
L’opinione diffusa che il rendimento dei titoli di stato al 7% rappresenti un punto di non ritorno "non e’ corretta". Lo ha sottolineato il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, precisando che l’Italia ha sopportato in passato tassi anche più alti.
Per il Codacons è vero che l’Italia ha sopportato tassi ben più alti, ma anche perché aveva un’inflazione a due cifre. Quello che conta per gli investitori, infatti, è il tasso di interesse reale, dato dal tasso nominale meno l’inflazione. Quando nel 1980 l’Italia ha avuto un’inflazione che ha sfondato la barriera del 20% il tasso di interesse reale era addirittura negativo. E’ vero, comunque, che nel corso degli anni ’80 l’interesse reale ha raggiunto il 5% e, quindi, era superiore a quello attuale, ma, non essendoci ancora l’euro, l’Italia aveva maggiori strumenti di manovra per intervenire e, dunque, il confronto è difficilmente proponibile.
Per l’associazione di consumatori, quindi, è bene che il Governo, accanto a misure che rassicurino gli investitori sulla sostenibilità del debito pubblico nel lungo periodo, agisca con decisione per abbassare l’inflazione e, per questa via, i tassi di interesse reale. Questo significa abbassare l’Iva e le accise aumentate dal Governo Berlusconi, compensando le minori entrate con l’Ici triplicata per le casi sfitte e le doppie case, la patrimoniale, ed un contributo di solidarietà per chi guadagna più di 90.000 euro. E’, infatti, incredibile, e mortale ai fini di una maggiore crescita, che, nonostante il calo dei consumi, persino alimentari, l’inflazione ad ottobre sia aumentata su base mensile dello 0,6%. Abbassare le tasse su lavoro e imprese, come si prefigge di fare Monti, significa dare una boccata d’ossigeno alle imprese moribonde, ma non certo guarirle. Solo con la crescita dei consumi le aziende avranno una ripresa degli ordinativi e potranno guarire, cosa certo non ottenibile aumentando la tassazione sui consumi.
 

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