«Scuole a rischio? L’attività dovrebbe fermarsi»
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fonte:
- Modena Qui
Da anni il Codacons si batte per la sicurezza: parla il referente nazionale
«Il 70% delle scuole italiane presenta carenze dal punto di vista della sicurezza.
E la colpa è dei dirigenti scolastici».
Interviene così Mimmo Didonna, referente nazionale del Codacons per il progetto Scuola Sicura, sul ‘caso’ dell’Istituto Comprensivo di Campogalliano ‘San Giovanni Bosco’, le cui elementari non sarebbero a norma per quanto riguarda le prescrizioni antincendio.
Dal Comando provinciale Vigili del Fuoco non è infatti ancora stato rilasciato il certificato prevenzione incendi (Cpi), dopo il sopralluogo di ormai un mese fa.
Proprio Didonna, esperto in materia di igiene e sicurezza e consulente del Tribunale di Bari, in questi giorni si sta interessando del caso, approfondendo la questione attraverso la documentazione fornita ai genitori dalla scuola.
«La sicurezza sul lavoro (perché di questo si tratta anche per la scuola – spiega Didonna -, dove il dirigente scolastico è identificato come datore di lavoro e quindi responsabile della sicurezza) è elemento primario e basilare.
Purtroppo per una serie di ragioni non viene spesso garantita e la colpa è solo dei presidi, vere pietre dello scandalo.
Non si capisce perché questo dirigente scolastico accetti di far svolgere l’attività nonostante manchi il certificato».
Il Cpi, attestato che certifica il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione incendi e la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio, è uno degli elementi fondamentali per il corretto svolgimento delle attività scolastiche.
«Il Cpi è richiesto per le attività pericolose, a rischio – chiarisce Didonna -, quindi significa che le scuole sono considerate edifici da monitorare con cura.
E così purtroppo non è e per 50 anni i dirigenti scolastici hanno snobbato la sicurezza: è dal 1955, con le prime norme sulla sicurezza sul lavoro, che si ha avuto tempo di adeguare le strutture.
Ma così non è stato, anche perché probabilmente la legge non individuava responsabilità precise.
Fino al ‘94, anno della legge 626, che mise nero su bianco ‘nomi e cognomi’ di chi è preposto a garantire un ambiente sicuro e confortevole.
Infine, per chiudere il quadro normativo, c’è il testo unico 81 del 2008».
In quanto edificio pubblico, anche la scuola dev’essere sottoposta ad una valutazione dei rischi, che comporta tutta una serie di verifiche, tra cui anche quelle relative alla sicurezza antincendio: «In assenza del certificato prevenzione incendi, il Documento di valutazione dei rischi (Dvr) non risulta completo.
E quindi non è valido».
Tornando alla questione sollevata da alcuni genitori a Campogalliano, è stato lo stesso dirigente scolastico Rosario D’Amico ad ammettere alcune ‘criticità’: «Si tratta di un edificio vecchio, che andrebbe sistemato.
Non c’è la scala antincendio, la mensa è troppo piccola, si crea confusione e se dovesse succedere qualcosa si potrebbe verificare una situazione ad imbuto.
Non abbiamo ancora ricevuto il Certificato prevenzione incendi, per questo ho scritto a Comune e Prefettura, affinché venga presa una decisione: o si chiude per il tempo strettamente necessario alla messa in sicurezza, o si interviene in altro modo, purché si intervenga».
Secondo Didonna, la possibilità di evitare l’interruzione dell’attività scolastica c’è: «E’ l’articolo 31 della 626 a stabilire che ‘sino a che i luoghi di lavoro non vengano adeguati, il datore di lavoro (quindi il dirigente scolastico, ndr), previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, adotta misure alternative che garantiscono un livello di sicurezza equivalente’.
Ma in questo caso sembra che ciò non sia stato fatto.
L’unica arma che ha il dirigente scolastico per sollevarsi dalla responsabilità civile è di mettere in mora il Comune, proprietario dei locali, illustrando la situazione e chiedendo di intervenire.
La responsabilità penale è invece a carico totale del dirigente scolastico: se dovesse succedere qualcosa sarà lui ad essere chiamato a risponderne».
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