20 Ottobre 2011

Fidejussione, coro di no

 

ROMA. «Fidejussione per manifestare? Garanzie patrimoniali? Queste ordinanze sono fesserie, cadranno davanti ai giudici». È lapidario il presidente del Codacons e avvocato Carlo Rienzi commentando la misura del pacchetto sicurezza, allo studio del governo, che più di ogni altra fa discutere in queste ore e riceve il no netto di sinistra e sindacati. Sul Daspo (divieto di accedere agli stadi per gli ultrà) esteso alle manifestazioni di piazza sono tutti d’ accordo (o quasi) come sull’ arresto in flagranza differita. A spaccare dunque, più dell’«arresto preventivo» o «dell’ arresto obbligatorio per chi in prossimità di manifestazioni è sorpreso con il kit da guerriglia», è la norma, annunciata martedì al Senato dal ministro dell’ Interno Roberto Maroni, che obbliga «gli organizzatori di manifestazioni a fornire garanzie patrimoniali a copertura di eventuali danni causati dai cortei». Che significa pagare per avere la possibilità di scendere in piazza ad esercitare un diritto garantito dall’ articolo 17 della Costituzione («I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’ armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica»). «Devono prevenire, non far pagare – spiega Rienzi – ma lasciamoli sfogare, la fidejussione non diventerà mai una misura e se anche ci si arrivasse ci penserebbero poi Tar o Corte Costituzionale al annullarla». Secondo il presidente di Equality Italia, Aurelio Mancuso, il provvedimento abbozzato dal governo si porta dietro l’ aggravante che «solo i grandi partiti e sindacati, quindi i "ricchi" in grado di pagare, potrebbero continuare a organizzare manifestazioni. E tutti gli altri?». La «garanzia patrimoniale» degli organizzatori per scendere in piazza è una formula di regolamentazione assente in Paesi europei come Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna. Tra le regole in vigore, la Germania vieta di sfilare indossando maschere o passamontagna e pene severe (da 3 a 10 anni di carcere) per chi attacca la polizia o compie atti di vandalismo e danneggiamento. In Francia la legge punisce chi si trova fra i rivoltosi anche se non è armato e i manifestanti devono comunicare i dettagli del corteo alla polizia. Nel Regno Unito i poteri delle forze dell’ ordine sono maggiori rispetto a quelli dei colleghi italiani: possono ricercare e arrestare anche persone sospette. In Spagna, in caso di danni a cose o persone, la legge obbliga gli organizzatori a risarcire le vittime, a meno che non dimostrino di aver fatto tutto il possibile per impedirlo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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