11 Ottobre 2011

Dopo il web il censimento inceppa anche le Poste

Dopo il web il censimento inceppa anche le Poste
 

Una ragazza alle prese con i moduli cartacei del censimento Dopo i disguidi con il server dell’ Istat, i problemi con le poste. Come ce lo eravamo immaginato questo 15° censimento della popolazione italiana? Mica più carte e cartuscelle con compilatori che ti venivano a casa, macché! Tutto on line o al più il disbrigo di portare il fascicolo alla Posta, in comune o «in uno dei tanti» (ma valli a trovare) punti di raccolta comunali. E invece la prodigiosa macchina da guerra si è inceppata subito dopo aver ingranato la prima, e il primo giorno dopo il fatidico 9 ottobre (data in cui l’ Italia deve essere fotografata) è stato un lunedì di acciacchi, disservizi, proteste, file, errori. Tutto affrontato con solerzia – va detto – sia dall’ Istat che da Poste Italiane, e quasi sempre sistemato, ma intanto… Cominciamo con l’ on-line. Come si sa il questionario poteva essere riempito anche online, ma domenica – primo giorno utile – chi ha provato a farlo è diventato matto, ha perso un sacco di tempo e non è neppure riuscito nel’ intento. Ieri, lunedì, le cose sono andate meglio: l’ Istat – che non aveva immaginato gli italiani come un popolo di «smanettoni» (termine che a Roma indica chi sa agire velocemente sulle tastiere di un pc, ndr) ha provveduto a potenziare i propri strumenti informatici, e alle 13 diffondeva un comunicato nel quale cantava l’ alleluja, per aver potuto accogliere ben 340 mila moduli virtuali, praticamente 50 mila l’ ora dalle 8 del mattino in poi. Alle 19 si era arrivati a 646 mila. Un successone. Anche Poste Italiane sapeva che i più solerti tra i cittadini sarebbero venuti ieri a consegnare il plico in busta chiusa, come prescritto. Ma i suoi uffici sono 14 mila, distribuiti da Bolzano a Lampedusa, e hanno risposto con una sollecitudine molto differenziata sul territorio. All’ ufficio postale di Roma Trastevere – per esempio – non sapevano che fare: «l’ Istat non c’ ha dato indicazioni». Possibile? Un’ anziana signora che si è presentata agli uffici comunali, sempre nella capitale, è stata rimandata indietro: «C’ è tempo, signora mia, mica li deve consegnare per forza oggi. E poi noi mo, su due piedi, non possiamo darle la ricevuta». Ma come sarebbe a dire? E comunque questa è stata la risposta. A Napoli – via Arena alla Sanità – non c’ era ancora «la macchina»: ma quale macchina? Per fare che? E comunque niente da fare. Il Sud, si sa. Ma a Corso Italia, a Milano, non è andata meglio: «Inutile fare la fila, venire oggi non è consigliato». E passi anche questa. Poste italiane – subissata di telefonate, di mail e di insulti su una quantità di blog – ha preso il toro per le corna e provato a dare una virata brusca. Anche lì, un comunicato del pomeriggio poteva vantare che entro le ore 15 erano stati regolarmente ricevuti «già 80 mila plichi». A sera il bilancio era ancora più lusinghiero: 103 mila. Provare per credere: siamo andati a fare la fila alla posta centrale romana di piazza San Silvestro (enorme e aperta anche al pomeriggio). Al censimento era dedicato un apposito sportello – contrassegnato dalla lettera P – all’ ingresso un distributore automatico di numeretti assegnava i turni. Totale delle persone in fila, sei. Tempo di smaltimento della coda medio di 10 minuti. Ma non ovunque è stato così. Poste Italiane, per evitare altri disguidi, ha prevenuto le proteste di chi ancora non ha ricevuto a casa alcunché, ricordando che la distribuzione iniziata a settembre, proseguirà fino al 22 ottobre. Dopo di che scenderanno in campo i compilatori dell’ Istat, ma quello non è più compito suo. Ieri è stata anche la giornata del blog, che fin dalle prime ore del mattino hanno raccolto lamentele, segnalazioni ma anche insulti sia all’ Istat che alle Poste. Si è trattato di una cartina di tornasole della situazione che ha spinto le due istituzioni a dare risposte sollecite ed efficaci. Nessuno ha ancora quantificato l’ entità del disagio né il numero di cittadini che lo hanno subito. Tuttavia il Codacons una delle maggiori associazioni dei consumatori – ha dato inizio ad una battaglia per ottenere un rimborso: 50 euro dall’ Istat ad ogni italiano che si sia trovato in difficoltà per i disservizi dell’ avvio. Forse non si otterrà nulla, ma lo spavento, a volte, può fare miracoli. Comunque per le consegne c’ è tempo fino al 21 novembre, poi arriveranno i compilatori a dare una mano. In compenso riparte il cervello elettronico In un giorno ricevuti ben 646 mila moduli In Comune a Roma un’ anziana viene rimandata a casa «Tanto c’ è tempo»

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