22 Settembre 2011

Tbc al Gemelli, il buco nero dei controlli

Tbc al Gemelli, il buco nero dei controlli
 

Controlli, visite obbligatorie del personale e protocolli di sicurezza interna: sono questi gli aspetti che rappresentano la chiave dell´inchiesta sulla Tbc che ha coinvolto sei tra medici e personale amministrativo del Gemelli e il medico di base dell´infermiera che per prima, alla fine di luglio, ha scoperto di essere ammalata di Tbc. Per la procura di Roma, che ieri ha inviato i primi avvisi di garanzia, quello dei controlli si è rivelato un sistema «fallace», anche alla luce del fatto che nel corso di 6 anni (da 2005, quando l´infermiera risultò positiva al test della Tbc, ad oggi) la donna malata di tubercolosi non è mai stata sottoposta ad alcuno screening. «Se fosse vero sarebbe una negligenza grave», spiega l´epidemiologo Gianfranco Tarsitani, docente di Igiene al Sant´Andrea di Roma. Gli fa eco Amedeo Cicogna, direttore sanitario dell´Asl Roma H: «Se l´infermiera è sfuggita ai controlli è un problema organizzativo, perché tutti i lavoratori sanitari almeno una volta all´anno vengono sottoposti a visita. Se non rispondono vengono sollecitati e in casi di ulteriori ritardi sono previsti procedimenti disciplinari». Per la procura, però, non è l´infermiera ad essersi sottratta, ma i medici a non aver proceduto ai controlli previsti dalle linee guida del ministero. D´altronde, era stato lo stesso Gemelli a spiegare, nei primissimi giorni in cui era emersa la vicenda, a metà agosto, che la diagnosi della Tbc non rientra nell´ambito dei controlli periodici effettuati dall´ospedale: «Ci sono dei controlli condotti dai medici competenti – spiegava Filippo Berloco, della direzione sanitaria del policlinico – e in questi di norma non sono inclusi accertamenti specifici per l´eventuale diagnosi per l´infezione da Tbc». Ieri, sui controlli, il Gemelli ha glissato, confermando «la piena disponibilità a collaborare per chiarire in tutti i suoi aspetti la vicenda». Convinta che «la magistratura farà chiarezza» anche la presidente della Regione e commissario alla Sanità del Lazio, Renata Polverini. La governatrice conferma che «la Regione ha sempre operato nel rispetto di quanto previsto dalle linee guida nazionali e dalla normativa vigente in materia». Per Giulia Rodano dell´Idv, però, la Polverini continua ad avere «un atteggiamento omissivo e ambiguo». Il Pd, invece, si rivolge al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, affinché faccia «chiarezza sulla sorveglianza». Per gli indagati esulta il Codacons: «Meglio tardi che mai».

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