13 Settembre 2011

Scuola, suona la campanella: “luogocomunisti” in piazza

Scuola, suona la campanella: "luogocomunisti" in piazza 
   
Al via le lezioni, i professionisti della protesta sono già in azione (senza motivo) 
 

 
L’anno scolastico inizia ancora una volta all’insegna della sceneggiata delle proteste. Protestano gli insegnanti, protesta il personale Ata, protestano gli studenti. Per fare polemiche contro Mariastella Gelmini e il governo tutto fa brodo. Tutti "luogocomunisti". Flash mob in molti istituti, insegnanti di latino e greco in piazza e per il 7 ottobre sono già in programma manifestazioni in tutto il Paese. Già ieri le organizzazioni studentesche di sinistra si sono date appuntamento sulle gradinate del ministero, in viale Trastevere a Roma, per suonare la grancassa con pentole e altri attrezzi di cucina. «Oggi siamo soltanto all’inizio della mobilitazione», hanno spiegato. «Suonamogliele», recitava uno striscione. E più il là si metteva in evidenza che la protesta veniva pensata e attuata contro i tagli alla scuola e la manovra del governo. «I fondi all’autonomia scolastica sono stati tagliati del 38 per cento», ha scritto Antonio Di Pietro sul suo blog. E il Pd ha accusato la Gelmini di «non aver mantenuto le promesse». A sua volta il Codacons ha parlato di «classi pollaio», con riferimento all’eccessivo numero di alunni che le comporrebbero. E l’Anci ha posto l’accento di un’ipotetica crisi dell’edilizia scolastica, connessa anche alla scomparsa delle Province. Ma le competenze non passano alle regioni?
Ma è proprio vero che siamo messi così male. No, non lo è. Il ministro Gelmini, cifre alla mano, si incarica di fare giustizia di molti luoghi comuni. Altre cose sono sotto gli occhi di tutti i genitori, come il tentativo di alcuni capi di istituto e dei professori più politicizzati per richiamare sempre e comunque i tagli per giustificare qualsiasi tipo di disfunzione. Csì, ad esempio, si lamenta l’assenza del bidello al piano, ma non si dice che negli ultimi anni molti servizi sono stati affidati a ditte esterne e quindi la presenza di alcune figure è risultata superflua. Le «classi pollaio», poi, sono una vera e propria invenzione, risultando dalle cifre che solo lo 0,6 per cento delle classi ha un numero di alunni superiore a trenta (poco più di 2mila su oltre 340mila). Controbilanciate, tra l’altro, da un 4 per cento composto da meno di 12 alunni. Il ministro Gelmini sottolinea che «in realtà le nostre classi hanno una composizione numerica inferiore alla media Ocse: in Italia ci sono 22 studenti per classe contro la media Ocse di 23). E gli insegnanti di sostegno? Anche qui si fa demagogia. «Quest’anno – fa notare la Gelmini nel corso di un suo intervento a Mattino Cinque – ce ne sono 94mila, il picco più alto mai raggiunto nella scuola italiana. Non abbiamo modificato il rapporto di un insegnante ogni due studenti e abbiamo aggiunto rispetto all’anno scorso almeno 3.500 insegnanti di sostegno in più. Dire che chi governa ha tagliato gli insegnanti di sostegno è una bugia».
Ma le notizie fasulle, diffuse ad arte dalle organizzazioni sindacali, dai partiti di opposizione e persino da alcune categorie di insegnanti non si fermano qui. Secondo il ministro «un’altra falsità è la presunta riduzione del tempo pieno. Invito tutti a collegarsi con il sito del ministero e a verificare i dati dell’ufficio statistico: quest’anno sono 170mila in più gli studenti che avranno il tempo pieno». Infine, il "capitolo" precari. «Quest’anno, a saldi invariati, quindi non con il vecchio vizio di aumentare la spesa pubblica ma nell’ottica di garantire la continuità didattica – ha precisato la Gelmini – abbiamo assunto 30.300 nuovi insegnanti e 36mila unità del personale tecnico (Ata)».
Insomma, tutto si può dire tranne che il governo sia rimasto immobile, soprattutto se si considera l’attuale momento di crisi. Il fatto è che sulla scuola è sempre facile speculare, perché impegna una parte importante della spesa pubblica e perché dà lavoro a un milione di persone. Quest’anno gli studenti iscritti sono 8 milioni, con una diminuzione nel Nord-Est, nel Sud e nelle Isole e un aumento nel Nord-Ovest e nel Centro. Tutti i nuovi licei introdotti dalla riforma registrano una crescita di iscrizioni, aumentano gli iscritti agli istituti tecnici e diminuiscono quelle ai professionali. Alla prova delle iscrizioni, insomma, la riforma dimostra di aver avuto un gradimento non trascurabile.
Sullo sfondo ci sono anche altre novità. La cosiddetta Fondazione per il merito, con borse di studio da 10mila euro che verranno assegnate tra coloro che hanno sostenuto l’esame di Stato; la sperimetazione dei test Invalsi agli stessi esami; l’apertura di nuovi Istituti tecnici superiori (strutture speciali di alta tecnologia costituite con l’intento di riorganizzare il canale della formazione superiore non universitaria), secondo quanto prevede la riforma Gelmini. I primi 59 partiranno entro settembre e consentiranno il conseguimento di un diploma di tecnico superiore, con conseguente accesso al mondo del lavoro nell’ambito del settore di specializzazione. Diplomati di serie B? No, chi vuole proseguire gli studi può farlo: quanti escono dagli Istituti tecnici hanno, infatti, anche la possibilità di accedere all’Università per il conseguimento di una laurea.
 
 
 

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