11 Settembre 2011

Crisi, famiglie in bancarotta Raddoppiate le cause dai giudici

Crisi, famiglie in bancarotta Raddoppiate le cause dai giudici
 

Sono state tradite persino dal folletto , l’ affidabile collaboratore domestico: la bancarotta delle famiglie è stata dichiarata dall’ aspirapolvere. «Il tasso di povertà sta raggiungendo livelli inaspettati» confessa preoccupato il coordinatore dei giudici di pace, l’ avvocato Vito Dattolico. Gli uffici di via Francesco Sforza sono sovraccaricati dai decreti ingiuntivi delle aziende: i milanesi, italiani e stranieri, si arrendono di fronte alle cambiali dell’ auto nuova e al leasing dell’ elettrodomestico, ignorano le bollette di luce e gas, non rispondono ai solleciti, restano schiacciate dai debiti e si fanno trascinare in tribunale. I clienti sono «morosi» e le imprese, adesso, pretendono il rispetto dei contratti (con buona pace della customer satisfaction ): gli ordini di pagamento, nell’ ultimo anno, sono praticamente raddoppiati. Il Codacons lancia l’ allarme: «Siamo alla resa dei conti, i soldi sono finiti. Anche nella ricca Milano». L’ analisi ha il conforto dei numeri. Prendiamo il periodo luglio-agosto 2010 e rapportiamolo al bimestre estivo di quest’ anno: i decreti ingiuntivi iscritti a ruolo, comunicano dall’ ufficio informatico dei giudici di pace di Milano, sono saliti da 5.864 a 9.210. Un incremento vertiginoso. La sola Sorgenia – prima azienda privata sul mercato dell’ energia elettrica e del gas naturale – ha aperto 3.213 pratiche negli ultimi due mesi (un anno fa erano solo 31). Subito sotto viene la Vorwerk, società produttrice del folletto e marchio simbolo delle vendite porta-a-porta: le 1.082 ingiunzioni depositate tra luglio e agosto 2010 sono salite a quota 1.864 quest’ anno. «Stiamo parlando di piccole spese, rate e mutui da poche centinaia di euro – commenta sconsolato Dattolico -. Questa è la realtà economica di Milano: la città del benessere ha problemi enormi fin dalla gestione del bilancio domestico quotidiano». Una città fiaccata dall’ inflazione, strozzata dagli aumenti sui prezzi dei cibi (4,1 per cento) e dei trasporti (7,6 per cento). E una città che perde imprese, arranca, assiste impotente all’ agonia dell’ economia di quartiere: nel primo semestre del 2011 hanno chiuso 62 piccole botteghe tra tabacchi e alimentari, a fronte di 45 nuove attività (il saldo negativo è ormai una costante nella contabilità prodotta dalla Camera di Commercio). «I milanesi sono in difficoltà, nessuno può più nascondere gli effetti della recessione – riflette Marco Maria Donzelli, il presidente del Codacons -. Le segnalazioni dei consumatori confermano, ogni giorno di più, la gravità della crisi. Ci sono famiglie che non sottoscrivono l’ assicurazione dell’ auto, subiscono distacchi di forniture, accumulano debiti con le società finanziarie, fanno la spesa a credito, non pagano le bollette… E la manovra del governo sull’ Iva colpirà tutti, ancora, indistintamente. Sarà la mazzata finale». Il problema delle famiglie, suggeriscono dal Codacons, non è più arrivare alla quarta settimana del mese. Ma trascinarsi fino alla terza. Il paradosso è che i decreti ingiuntivi vengono registrati nell’ ufficio giudiziario che più di tutti soffre per i tagli ai trasferimenti pubblici. I giudici di pace dovrebbero essere 155 e sono soltanto 90. Le sezioni sono orfane di cancellieri. Il coordinatore Vito Dattolico ha appena inviato un ordine di servizio a tutti i colleghi: «Rinviate le udienze al 2012, allungate i tempi…». Perché? «Non ce la facciamo, senza nuove assunzioni sarà costretto a chiudere gli uffici». Anche la giustizia è in bancarotta. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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