7 Settembre 2011

Tbc, class action e ricorso al Tar “Mezzo milione di danni per ogni positivo”

Tbc, class action e ricorso al Tar “Mezzo milione di danni per ogni positivo”
Presentate stamattina dal Codacons le azioni legali a tutela delle famiglie coinvolte. E tra i parenti dei bambini positivi al test riuniti al teatro San Genesio cresce l’ ansia. “Ho pagato 70 euro perché mio figlio è nato a dicembre”

Il Codacons ha avviato una serie di azioni giudiziarie a favore delle famiglie dei bambini coinvolti nella vicenda della Tbc al Gemelli.
Due class action, una per i piccoli risultati positivi al test della Tbc e una per quelli negativi, più una richiesta di risarcimento in sede civile per padri, madri e figli, ognuno dei quali colpiti da danni di vario genere, da biologico a morale, a esistenziale.
Per quest’ ultimo, la quantificazione provvisoria arriva a stimare un risarcimento di mezzo milione di euro per ogni bimbo risultato positivo alla Tbc.
Tali azioni, spiega l’ associazione dei consumatori, “saranno presentate al tribunale di Roma, sia nella forma della class action, di cui all’ art.
140 Bis del codice del consumo con primo firmatario il codacons stesso, sia come azioni collettive di risarcimento per le posizioni differenziate delle varie famiglie.
I danni verranno chiesti sia per i bambini risultati positivi al test, sia per quelli al momento risultati non positivi”.
Il Codacons contesta al policlinico Gemelli “l’ omessa sottoposizione dell’ infermiera alla visita annuale o la superficialità con la quale è stata effettuata.
Si aggiunge che dopo la positività del 2004/2005 la cartella rischi dell’ infermiera avrebbe dovuto prevedere visite con lasso temporale di intervallo ridotte e più approfondite sul rischio specifico”, e lo ritiene comunque “responsabile anche per il comportamento dell’ infermiera per la cosiddetta responsabilità di carattere vicario del datore di lavoro per fatto e colpa del dipendente”.
Il Codacons poi farà “ricorso al Tar contro la Regione Lazio per la dichiarazione di illegittimità della commissione di indagine sanitaria, epidemiologica e amministrativa sul caso e per estendere i controlli a tutti i bambini nati almeno fino ad un anno e mezzo prima dell’ evento; ricorso al tar contro la regione Lazio per il risarcimento dei danni prodotti dalla stessa regione e dal Ssn a causa dei mancati o insufficienti controlli” e inoltre “diffida a tutte le asl del Lazio per conoscere se e quanti controlli periodici hanno effettuato negli ultimi due anni nei reparti, con particolare riguardo per quelli a rischio, anche al fine di imporre controlli continui sulla salute degli operatori sanitari”.
Intanto, sono pronti a dar battaglia i genitori dei bimbi positivi al test sulla Tbc.
Alcuni di loro si sono ritrovati questa mattina al teatro San Genesio in Prati dove il Codacons ha illustrato le iniziative che verranno portate avanti a tutela delle famiglie coinvolte.
Fra i tanti genitori, numerosi coloro venuti in compagnia dei piccoli figli, regna però anche tanta paura per le condizioni dei figli, anche alla luce dei possibili danni provocati dalle cure.
“Oggi, dopo l’ incontro, ho più paura perché hanno parlato dei possibili danni neurologici a causa dell’ uso di antibiotici” ha spiegato una mamma allarmata dalla notizia di effetti collaterali.
Una situazione particolare, confermata anche da un altro genitore che ha raccontato della telefonata in lacrime con il marito: “Noi viviamo a Palestrina dove c’ è un ottimo reparto di neonatologia” ma non quello di rianimazione.
Proprio per questo, credendo il Gemelli più indicato “abbiamo scelto questa soluzione perché come mamma preferivo un ospedale di primo livello”.
Ora “sono tre giorni che facciamo avanti e indietro” ha spiegato la giovane mamma.
Ma sono tante le storie di genitori alle prese con questa vicenda.
C’ è chi ha raccontato di trattamenti non proprio eccellenti da parte dei medici, come una mamma che ha spiegato di essersi sentita dire da un medico del reparto: “Ma che pretendi, se vai in autobus la prendi lo stesso la tbc”.
Un’ altra mamma ha invece raccontato di aver visto prelevare al figlio di 4 mesi quattro provette di sangue, mentre un padre ha parlato di addirittura tre lastre al torace.
Infine, emblematico il caso del piccolo nato l’ 8 dicembre 2010: “Quando abbiamo saputo del caso dei contagi di Tbc al Gemelli ci siamo allertati e abbiamo chiamato il Policlinico, ma ci è stato detto che nostro figlio nato l’ 8 dicembre 2010, non rientra nel range di screening gratuiti della Regione (che parte dal 1 gennaio).
Per cui abbiamo dovuto effettuare i test in maniera autonoma presso il Gemelli stesso: lunedì scorso ci hanno comunicato che è positivo, ieri abbiamo fatto la lastra al torace ed è negativa, per cui il bimbo non è contagioso ma andranno fatti altri accertamenti.
Per i test al Gemelli abbiamo dovuto pagare 70 euro”.
Un incubo iniziato a fine estate, per un altra mamma, e che dura ancora oggi e non finirà prima di sei mesi: “Quando abbiamo saputo che nostro figlio Massimiliano era positivo alla tubercolosi, il 27 agosto scorso, ci è caduto il mondo addosso.
Ma per il bene del piccolo ci siamo rimessi in piedi e lottiamo.
Però vogliamo giustizia”, racconta la donna.
“Mio figlio è nato il 26 giugno 2011 – racconta la giovane donna oggi a Roma – e dopo aver sentito le notizie al telegiornale ho subito chiamato il Gemelli per avere informazioni.
Ci siamo recati il 27 agosto a fare il test e dal 30 agosto mio figlio è in cura con i farmaci del caso, da prendere per i prossimi sei mesi.
Ci hanno assicurato che si tratta di medicinali sicuri, l’ unico possibile effetto collaterale riguarda l’ alterazione dei valori epatici, per cui dobbiamo monitorare la salute del fegato del bimbo.
La cosa peggiore è che, a oggi, se mio figlio fa anche un piccolo sospiro durante la notte, non si dorme più.
Siamo troppo preoccupati che possa ammalarsi”.

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