7 Settembre 2011

SENTENZA DEL GIUDICE DI PACE “Pendolare umiliata”, condannata Trenitalia

Milano L’ esempio, se venisse seguito, potrebbe avere conseguenze devastanti per Trenitalia. Ma aprirebbe orizzonti di riscatto a centinaia di migliaia di pendolari costretti a iniziare e a finire le loro giornate pigiati suiconvoglideltrasportopubblico, trasporcizia e ritardi. Un giudice di pace di Milano, con una sentenza probabilmente senza precedenti, ha condannato le Ferrovie dello Stato a risarcire integralmente il costo dell’ abbonamento ad una pendolare che aveva fatto causa all’ azienda, lamentando le condizioni intollerabili del servizio offerto. E che il giudice nella sentenza definisce «gravemente umilianti». La storia non dice il nome della signora che ha rotto l’ incantesimo. Si sa che è una qualunque dell’ esercito di lavoratori che ogni mattina si riversa su una delle tratte classiche del trasporto locale lombardo: da San Zenone al Lambro a Milano-Rogoredo, meno di venti chilometri che tra le sei e le otto del mattino i convogli di Trenitalia dovrebbero percorrere in ventuno minuti. Ma nella denuncia presentata dalla signora, dopo anni di su-e-giù dal capoluogo, quei ventuno minuti sono quasi una eccezione: il treno da San Zenone parte un po’ quando gli pare, e altrettanto imperscrutabili sono gli orari dell’ arrivo. E quando anche il treno non è in ritardo, sono le condizioni igieniche e di sovraffollamento dei vagoni, secondo il racconto della signora, ad essere difficilmente accettabili. Per un bel po’ la viaggiatrice ha subìto, limitandosi a partecipare al brontolìo dei suoi compagni di sventura. Poi ha deciso di passare alle vie legali e il giudice – come riferisce Marco Donzelli, presidente del Codacons, le ha dato ragione, condannando Trenitalia non solo a restituirle i 500 euro dell’ abbonamento, ma anche a risarcirle i danni esistenziali provocati dallo sballottamento. «Non si dovrebbe essere costretti a rivolgersi all’ autorità giudiziaria – commenta Donzelli – anche perché la vertenza legale è uno strumento costoso. Ma Trenitalia non sente altro linguaggio. Il servizio offerto ai pendolari è sempre più costoso e sempre più schifoso. Per questo è sacrosanto che la signora abbia ottenuto il risarcimento dell’ intero costo dell’ abbonamento: non siamo davanti ad una inadempienza parziale, ma a comportamenti che coinvolgono tutti gli aspetti del servizio. Trenitalia non ha fatto ciò per cui è stata pagata, cioè portare a destinazione questa signora nei tempi previsti e in condizioni decenti. Per cui deve restituire i soldi che ha incassato». A questo punto scatteranno le class action? «Sarebbe legittimo. Ma la legge italiana non rende facile l’ accesso a questo strumento ».

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