7 Settembre 2011

La combriccola del Blasco

La combriccola del Blasco
 

Emette sentenze lapidarie e dichiara di voler andare in pensione, Vasco Rossi, dal suo account Facebook, palcoscenico del nuovo millennio dal quale la vita sarà certo poco spericolata, ma non per questo meno chiacchierata. Il «provocautore» di Zocca, in questi giorni nuovamente ricoverato in clinica pare per debellare un fantomatico batterio killer, non perde occasione per comunicare con il suo pubblico e dalla stanza della degenza registra clip fai da te che posta sul celebre social network, dal quale lunedì sera annunciava l’ anteprima nazionale del docufilm sulla sua vita – «Questa storia qua», realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti alla loro prima prova registica – proiettato fuori concorso alla 68esima Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia e, in contemporanea, in 200 sale di tutta Italia. Oltre 8 mila like e quasi 3 mila commenti in una manciata di ore. Un vero e proprio socialrocker Vasco Rossi, novello profeta multimediale, che non risparmia colpi a nessuno, lancia invettive contro l’ abituale antagonista Ligabue, si difende dalle accuse di evasione fiscale, sminuisce l’ importanza di cure oncologiche. «Mi piace questa sua vena polemica – lo difende Laura Pala, che incontriamo insieme ad una cinquantina di altri fan al cinema Alfieri, pronta per assistere all’ anteprima del film – non ci trovo nulla di nuovo. È sempre stato così, fa più clamore perché lo fa attraverso Facebook. Le sue canzoni raccontano di noi e qualitativamente secondo me migliora con l’ età». C’ è chi i biglietti per il docufilm li ha già acquistati da qualche settimana, temendo il tutto esaurito, e chi arriva con un’ ora d’ anticipo per garantirsi il posto migliore. Ma i fan del Blasco sono evidentemente ancora in vacanza, perché della paventata ressa al botteghino non c’ è nemmeno l’ ombra. Nel pomeriggio intanto una nuova provocazione si solleva dalle pagine di FB: dopo un post nel quale Rossi contesta la pubblicità contro la droga promossa dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanardi, affermando che «non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di marjia», il Codacons si rivolge alla Polizia Postale, chiedendo la chiusura della pagina Facebook dell’ artista. «E’ la solita ipocrisia perbenista di questo Paese – commentano Mario Scandura e Rosa Maria Felis – ognuno è libero di dire ciò che vuole, e lui non è un modello negativo, perché molti come noi che lo seguono e lo amano da sempre mai hanno fatto uso di droghe. Abbiamo invece favorito il lato artistico a quello personale». Fa eco loro Giusy Attanasio che spiega: «Non ho nessuna critica da avanzare, sono la sua fan numero uno, l’ unica amarezza è per il concerto annullato a Messina. Per il resto lui è un provocatore, però ha dichiarato più di una volta di tenere lontano i suoi figli dal suo stile di vita. Quindi non inciterebbe mai i fan verso droghe o altro». Chiacchiere da bar insomma, anzi da Roxy Bar, alle quali si unisce un altro sostenitore, Ivan Rundo: «Vasco ha deciso di usare Facebook per stare più in contatto con il suo pubblico, che c’ è di male? Ognuno è libero di fare e dire ciò che vuole. Sono certo che per la sua generosità presto si presenterà con un mega concerto gratuito per compensare le tappe disdette». Sul web intanto è già tempo per una nuova polemica e per un nuovo "clippino", strategicamente registrato sulla base dell’ ultimo singolo «I Soliti». 07/09/2011.
 

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