2 Settembre 2011

L’infermiera del Gemelli con la Tbc già nel 2004

ROMA – E’ stata sentita ieri dai magistrati, nell’ ospedale Spallanzani di Roma, dove è ricoverata, l’ infermiera affetta da tubercolosi che ha prestato servizio nel reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli. Riserbo degli inquirenti sul contenuto dell’ atto istruttorio, ma è emerso che l’ infermiera già tra il 2004 e il 2005 era risultata positiva alla Tbc. L’ infermiera, ascoltata come persona informata sui fatti, ha risposto alle domande del procuratore aggiunto, che per precauzione ha indossato una mascherina protettiva. Ieri, inoltre, si è appreso dalla Regione Lazio che ci sono altri 17 bambini nati al policlinico Gemelli di Roma e risultati positivi al test per la tubercolosi. Il computo totale sale così a 96. «Le famiglie dei bambini interessati sono state già avvisate. Complessivamente – si legge nella nota della Regione -, sono state effettuate 1.358 visite di cui sono pervenuti 1.128 risultati, dei quali 96 emersi come positivi, con una media dell’ 8,5%». Che ci siano stati dei contagi è innegabile, ma al momento non si può però parlare di epidemia perché i controlli e la profilassi servono proprio a evitare l’ insorgere e il diffondersi della malattia. È quanto spiega Giovanni Rezza, il direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’ Istituto Superiore di Sanità. «Le positività riscontrate finora – aggiunge l’ epidemiologo – possono essere superiori al numero atteso, ma si tratta pur sempre di positività e non di malattia contagiosa. Il punto di trovare delle positività è proprio quello di impedire lo sviluppo della malattia e non sta a significare che si sta verificando un’ epidemia». Anche perché, secondo i dati dell’ Oms, in Italia c’ è almeno un 12% di persone positive al micobatterio, ma la malattia ha un’ incidenza molto bassa, 4-5 mila casi l’ anno. Ieri, intanto, è tornata a riunirsi l’ Unità di coordinamento della Regione Lazio, presieduta dalla presidente Renata Polverini. «L’ Unità conferma che si è conclusa l’ attività di primo contatto di tutte le famiglie dei neonati interessati dal programma di controllo, compresi quelli nati nel mese di gennaio 2011». «Si è trattata di una esperienza di grandissima complessità, – ha spiegato la presidente Polverini -. Esiste un solo caso equiparabile, avvenuto a New York nel 2003, quando 613 neonati furono esposti al microbatterio della Tbc e solo 227 furono rintracciati e sottoposti al test, cioè il 37% dei bambini interessati. Nel nostro caso, invece, in 12 giorni i neonati sottoposti al test sono stati pari all’ 83% del totale». Ma la conclusione dei test non riesce a gettare acqua sul fuoco della polemica, che vede in prima linea il Codacons. Secondo l’ associazione, la causa principale della malattia dell’ infermiera è da rintracciarsi nel marito, anche lui infermiere e già malato di tubercolosi nel 2004. Secondo il Codacons l’ uomo avrebbe lavorato a Villa Speranza, una struttura collegata al Policlinico Gemelli che ha però prontamente smentito.

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