28 Agosto 2011

Altri dieci casi di bimbi nati al Policlinico Gemelli positivi al test della tubercolosi polmonare

 
Altri dieci casi di bimbi nati al Policlinico Gemelli positivi al test della tubercolosi polmonare. Spiegano all’ unità di coordinamento insediata in Regione: «I bimbi positivi sono 3 femmine e 7 maschi. Tre sono nati nel mese di marzo, tre nel mese di maggio, tre nel mese di giugno e uno nel mese di luglio». A questo punto il conteggio totale è di 34, probabilmente al di sopra di quanto si prevedeva all’ inizio. Dice Renata Polverini: «Siamo comunque sotto la media perché esperti mi parlavano di una percentuale attesa dei positivi del 10-12 per cento. Noi siamo nemmeno al 6 per cento». Anche gli esiti di ieri, riferiti ai test eseguiti venerdì, confermano un numero rilevante di positivi nel mese di marzo, responso che consolida la decisione di controllare anche i neonati di febbraio, inizialmente non coinvolti dai controlli decisi dopo che il 25 luglio una infermiera del nido del Policlinico Gemelli risultò essere malata di tubercolosi polmonare. Attenzione: dovessero esserci bimbi positivi a febbraio, saranno inevitabili i test anche per quelli di gennaio. Spiega l’ unità di coordinamento che sta gestendo il caso: «Per domani sono stati fissati ulteriori 170 controlli, per un totale a tutt’ oggi di 1.186 appuntamenti effettuati o confermati. Entro mercoledì 31 agosto tutti i bambini interessati saranno stati sottoposti a visita e test. Per quanto riguarda i controlli estesi ai 208 neonati del mese di febbraio, inseriti nel programma di sorveglianza su richiesta del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è già stata fissata la visita per 104 di questi; domani proseguiranno le procedure di contatto per le famiglie al momento risultate irreperibili». In totale, con i bimbi del mese di febbraio, saranno oltre 1.400 i test. Per ora, per fortuna, dei 34 neonati contagiati nessuno è risultato malato. Va sempre ricordato che al Bambino Gesù è ricoverata una bimba, nata al Policlinico Gemelli in marzo, malata di tubercolosi polmonare, anche se ancora non è dimostrato il nesso con l’ infermiera. Sempre domani comincerà il lavoro d’ inchiesta della commissione di sette esperti voluta dal presidente della Regione, Renata Polverini, per capire se qualcosa non ha funzionato nei controlli preventivi e nella reazione del Gemelli e della Asl quando si è scoperta la malattia dell’ infermiera. Spiega il professor Vincenzo Vullo, presidente della commissione: «Fino a quando non ci saremo insediati non è possibile fare considerazioni. L’ unica cosa che posso dire che non vi sono precedenti di controlli su così tanti neonati». La commissione dovrà anche capire se il contagio è davvero partito dall’ infermiera, in che modo o se ci sono ipotesi alternative. Una sorta di lavoro da detective del contagio. Ieri intanto è sceso in campo anche il Codacons, associazione di consumatori. Il suo presidente, Carlo Rienzi, annuncia: siamo pronti a denunciare il Gemelli. «Secondo la giurisprudenza della Cassazione – dice Rienzi – tutti i familiari di bambini che sono stati a rischio di contagio, anche se non lo hanno subito, possono chiedere i danni al Gemelli per la paura e il rischio corso nel nosocomio. A questo scopo il Codacons, assieme all’ associazione Articolo 32, ha messo a disposizione, tramite il proprio call center, uno staff di legali, che esaminerà gratuitamente ciascun caso per decidere se agire per i danni contro l’ ospedale». Aggiunge Rienzi: «Siamo di fronte a uno degli effetti perversi della riforma Brunetta: siccome il datore di lavoro non paga i primi 10 giorni di malattia c’ è chi non se ne sta a casa a curarsi per non rischiare di perdere lo stipendio». Su questo concorda Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori: «Una norma antisindacale che con il falso scopo di colpire i fannulloni azzera le conquiste in materia di diritto del lavoro e spinge i lavoratori a non assentarsi anche se in condizioni di precaria salute pur di non vedere decurtati i loro già magri stipendi». Conclude Rienzi: «Deve essere il Gemelli a pagare le spese dei test, non il servizio sanitario nazionale». 
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