Caro trasporti, inflazione al 3,1 in città
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fonte:
- la Repubblica
Una corsa che va sempre più veloce, quella dei prezzi al consumo a Milano: ad agosto il tasso di inflazione annuale si è assestato al 3,1 per cento. Il dato più alto del 2011 – dopo il picco del 3,4 per cento di giugno – e più del doppio rispetto a 12 mesi fa: nell´agosto 2010 l´indice era all´1,4. A trainare i rialzi è il settore trasporti, con 7,6 punti in più rispetto all´anno scorso. E poi gli alimentari, i cui prezzi dopo la flessione di luglio – quando l´inflazione era al 3,5 – sono tornati a salire, fino a toccare quota 4,1 in un anno. Mentre i consumi calano dello 0,8 per cento. Più 13,8 per cento sui treni – i regionali sono aumentati di quasi 3 punti – e più 4,4 sulle tariffe dei taxi: la stangata di fine estate per i milanesi parte proprio dai trasporti. E’ la benzina il bene ad aumentare di più: l´inflazione annuale sulla verde ad agosto è arrivata al 16,4 per cento. A luglio era al 13,8, a giugno all´11,9. Un aumento di quasi 5 punti, che si riflette sugli altri comparti: «L´incremento dei carburanti viene subìto da tutti, a partire dalla massaia che fa la spesa al mercato. Per questo l´aumento delle accise governative è assurdo, perché penalizza in modo indiscriminato sia i ricchi sia i poveri», commenta Marco Donzelli, presidente del Codacons. E’ nel comparto alimentare che si concentrano gli altri rincari, a partire da quelli di pane (+4,5 rispetto al 2010), pasta (+2,5) e verdura (+5,1, con le patate che arrivano a quota 16,6). E poi zucchero e caffè: la moka mattutina costa cara, con la miscela salita del 21,3 percento e la zolletta del 14,2 rispetto all´anno scorso. Beni a "domanda rigida", di prima necessità, per i quali la variazione del prezzo comporta un cambiamento minimo nelle quantità. «I cittadini – dice Gianmario Mocera, presidente di Federconsumatori Lombardia – cercano di tagliare gli sprechi, visto che circa un terzo di quello che si acquista finisce nella pattumiera, arrivando alla scadenza senza essere consumato. Per questo, negli ultimi mesi i milanesi non hanno smesso di acquistare un alimento, ma ne hanno diminuito le quantità. Per risparmiare qualcosa».
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