30 Agosto 2011

Allarme Tbc, altri 18 bambini positivi Si allarga il periodo, cinque nati a febbraio

 Allarme Tbc, altri 18 bambini positivi Si allarga il periodo, cinque nati a febbraio

 

 

 
Il contagio si estende anche a febbraio. Dai nuovi test effettuati venerdì e sabato su 300 bambini nati all´ospedale Gemelli, sono risultati positivi anche 5 bambini nati a febbraio. In totale, ieri, è arrivato il numero record di 18 contagiati. Così, si arriva ad un totale di 52 casi su 729 test effettuati con una percentuale, finora del 7,13%. A questi si aggiunge il caso dell´unica bambina che ha sviluppato la malattia attualmente sotto terapia e ricoverata al Bambin Gesù. La decisione di allargare lo spettro e comprendere anche i 208 bambini venuti alla luce a febbraio ha dato i suoi primi frutti. L´infermiera dalla quale sarebbe partito il contagio, insomma, era portatrice del bacillo della Tbc anche allora. Finora la donna, ricoverata allo Spallanzani da un mese, non è stata ancora ascoltata né dai carabinieri del Nas, né dai magistrati né, tantomeno, dalla commissione d´indagine regionale che si è insediata ieri. Chi per primo riuscirà a parlarle, dovrà chiederle anche se è vero quanto ha denunciato ieri il Codacons in un esposto presentato in procura. Secondo i consumatori, infatti, «il marito dell´infermiera avrebbe avuto la Tbc nel 2004 e desta sconcerto che il Gemelli non abbia fatto le visite periodiche obbligatorie alla dipendente ogni anno». Un nuovo fronte al quale il Gemelli replica: «Da noi – spiegano dalla direzione del policlinico – non è mai giunta né da parte della dipendente cui è stata diagnosticata la Tbc né da parte delle autorità competenti segnalazione di patologia tubercolotica, di cui sarebbe stato affetto un familiare dell´infermiera». Insomma, una precisazione che non smentisce la notizia («ricevuta da fonte certa», assicura l´avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons) contenuta nell´esposto presentato dai consumatori. Un dato che getta una nuova luce sulle modalità con cui l´infermiera (che pure era stata vaccinata contro la Tbc) può aver contratto la malattia. Il Gemelli, in ogni caso, difende il suo operato: «Tutti gli aspetti relativi alla vicenda saranno chiariti nelle opportune sedi, con le quali il policlinico sta collaborando fattivamente, fornendo i necessari chiarimenti che di volta in volta vengono richiesti. La direzione del Gemelli, dichiara altresì che massima è stata l´attivazione della struttura sin dall´insorgenza del problema». Eppure il Codacons insiste. Chiede alla Polverini «di far identificare tutti, bambini e adulti che negli ultimi due anni e mezzo (ma anche prima, negli altri reparti) hanno avuto contatto con la donna e controllare la loro eventuale positività alla malattia». Inoltre, i consumatori considerano «sconcertante che non siano state controllate anche le centinaia di mamme che hanno allattato nello stesso nido dove si trovavano i neonati e come loro a contatto col morbo». E, considerando il diritto alla salute superiore a quello alla privacy, chiedono alla Regione «di rendere pubbliche le generalità dell´infermiera». «No a nuove cacce all´untore», però, avverte il presidente della commissione politiche sanitarie del Campidoglio, l´immunologo Ferdinando Aiuti.
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