30 Agosto 2011

Tbc, il marito dell’infermiera prese la malattia nel 2004 Lo denuncia il Codacons. Il Gemelli: a noi non risulta

 

 
 
E afferma: nel 2004 anche il marito dell’ infermiera si ammalò di tubercolosi. Dal Gemelli hanno replicato: «Non è mai giunta né da parte della dipendente, cui è stata diagnosticata la Tbc, né da parte delle autorità sanitarie competenti segnalazione di patologia tubercolotica, di cui sarebbe stato affetto un familiare dell’ infermiera». Qual è la verità? La risposta è complessa. Sette anni fa anche il marito dell’ infermiera del Gemelli malata di tubercolosi polmonare aveva incontrato lungo la sua strada quel tipo di bacillo. Ma non aveva avuto la stessa malattia della moglie. Si era ammalato di pleurite tubercolare che, dicono gli esperti, non è contagiosa. Allora, la moglie fu sottoposta a profilassi e in seguito si è vaccinata. Sembra da escludere, dunque, che il marito abbia contagiato la moglie; ma è possibile – ma da dimostrare – che entrambi abbiano ricevuto il micobatterio dalla stessa fonte di contagio. Nel marito ha sviluppato subito la malattia, nella forme della pleurite tubercolare. Nella moglie è rimasto latente, per fare esplodere la malattia – come tubercolosi polmonare – solo quest’ anno. Come è possibile visto che l’ infermiera, quando il marito si ammalò, fece la profilassi? Due ipotesi: la profilassi ha funzionato, però successivamente è stata contagiata da un’ altra fonte; la profilassi non ha funzionato, perché comunque esiste sempre un cinque-dieci per cento di possibilità che il bacillo resti latente. Ieri il Codacons ha inviato un esposto alla procura della Repubblica chiedendo di valutare eventuali responsabilità del Gemelli: «Il marito dell’ infermiera nel 2004 sarebbe stato colpito dalla malattia in questione. Desta sconcerto che il Gemelli non abbia fatto le visite annuali obbligatorie alla dipendente, visto che sarebbe bastata una radiografia per verificare la presenza del morbo». Spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «Chiediamo di agire contro l’ ospedale in base alla responsabilità penale degli enti prevista dalla legge del 2003, e di sequestrare i dati sulle presenze nel reparto degli ultimi tre anni e far avvisare le persone interessate della possibilità di malattia». Insomma, il Codacons propone un maxi screening che vada indietro di due o tre anni. Nell’ esposto si chiede anche di «rendere pubbliche le generalità dell’ infermiera poiché il diritto alla salute di chi deve sapere se ha incrociato la stessa supera il diritto alla privacy che la tutela». L’ associazione si dichiara pronta a fornire le generalità a chi documenterà di averne effettiva necessità per essere stato nel reparto negli ultimi due anni e mezzo. Un’ affermazione che ha provocato la rabbia del professor Fernando Aiuti, immunologo: «Non facciamo una nuova caccia all’ untore, mi stupisco che non ci sia una reazione più forte contro questa assurdità». Dal canto suo, il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, non ha replicato al Codacons: «Il Gemelli ha già risposto. E in questa fase è giusto che a parlare siano gli esperti. Per questo abbiamo insediato una commissione, che ha iniziato il lavoro di indagine che si concluderà in novanta giorni».
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