Caro-benzina, 100 milioni a Ferragosto
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
MILANO Il petrolio scende, ma la benzina no. E’ il solito copione quello che ha visto in questi giorni il barile crollare rapidamente sotto gli 80 dollari, complice la crisi e il conseguente stop della domanda, mentre verde e diesel sono rimasti fermi, o quasi, alle quotazioni "stellari" delle scorse settimane. Ecco perché «il prezzo della benzina deve calare immediatamente». Lo dicono da giorni le associazioni dei consumatori, con il Codacons che stima in 100 milioni di euro la stangata di Ferragosto per il mancato adeguamento dei distributori al crollo delle quotazioni del greggio. E lo dice anche il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che definisce «inaccettabile» il ritardo delle compagnie nell’ aggiustare i prezzi al ribasso. Il greggio, infatti, ha visto ribassare le quotazioni internazionali che ieri sono scivolate sotto la soglia degli 80 dollari al barile, per poi risalire leggermente. La benzina avrebbe dovuto seguire diminuendo, secondo la stima di Federconsumatori e Adusbef, di almeno 14 centesimi. Un taglio di questo tipo avrebbe compensato oltre metà degli aumenti dell’ ultimo anno che, secondo le ultime stime della Coldiretti Lombardia, ammontano a circa 20 centesimi al litro e pesano tra i 210 e i 230 euro l’ anno per automobilista. Questo salasso ha spinto sempre il Codacons a chiedere a oltre cento Procure il sequestro dei depositi dei grossisti e delle pompe di benzina per supposto aggiotaggio. Alle accuse dei consumatori è seguito il monito del ministro: «E’ necessario un ulteriore e immediato sforzo da parte di tutta la filiera – afferma Paolo Romani – prime fra tutte le compagnie, a cui è richiesto di recepire e adeguare con la massima tempestività le variazioni monitorate sui mercati a monte della filiera, onorando l’ impegno più volte preso». L’ invito viene accolto dall’ Unione petrolifera, che rivendica negli ultimi giorni «ripetute riduzioni dei prezzi interni, probabilmente non ancora percepite dai consumatori». Di certo, continuano i petrolieri, «al settore non può essere attribuito alcun comportamento di natura speculativa, come dimostra la cautela con cui sono state riflesse sui prezzi interni le impennate internazionali dei prodotti dello scorso luglio. Data comunque l’ attuale congiuntura economica, il settore è cosciente di dover prestare la massima attenzione alle esigenze dei consumatori, nel rispetto dei principi che regolano il mercato e la vita delle aziende, i cui risultati trimestrali si mantengono fortemente negativi». Parole che non convincono i consumatori, così come la presa di posizione di Romani non sembra accontentare le associazioni, con il Codacons che invita ancora una volta il Governo a «fare qualcosa», per esempio tagliando le accise che pesano per il 60% sul prezzo dei carburanti. Un altro suggerimento riguarda la patrimoniale, da inserire nella manovra correttiva, ma solo a carico delle compagnie petrolifere.
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