Beffati dal concessionario sparito con le auto e la cassa
-
fonte:
- Il Giorno
– MILANO – CHE QUALCUNO scappi con la cassa, di questi tempi, stupisce sempre meno. Ma che a voltalizzarsi sia il titolare di un concessionario, con tanto di marchio ben esposto nell’ autosalone e con molti contratti già firmati per altrettante vetture, è quantomeno insolito. La vicenda coinvolge un centinaio di clienti, che hanno sporto denuncia ai carabinieri di Milano e provincia contro i concessionari Ambro Motors di via Ripamonti, a Milano, e di Trezzano sul Naviglio: alcuni di loro avevano versato solo un acconto, altri pagato per intero una vettura Nissan mai consegnata. Il crac, vicino, al milione di euro, parrebbe da imputare, oltre ai soldi indebitamente riscossi, ai mancati pagamenti dell’ affitto e delle immatricolazioni. Molti clienti truffati si sono rivolti alla Federconsumatori e al Codacons e la battaglia legale è solo agli inizi. Attraverso un blog, infatti, i clienti hanno già messo online le loro disavventure. «Il 5 febbraio – racconta Luca Verdesca – avevo ordinato una Nissan Qashqai nuova in via Ripamonti – e in aprile il concessionario mi ha chiamato, dicendo che l’ auto era arrivata e invitandomi a visionarla». A quel punto sembra tutto semplice. Come da prassi, Luca salda l’ intero importo, 21.900 euro, e aspetta i classici tre-quattro giorni per l’ immatricolazione. Ma l’ attesa si prolunga, con tutta una serie di creative giustificazioni sul ritardo, legate a falsi problemi informatici dell’ Aci. Quando Luca, esausto, il 10 giugno si presenta al concessionario, lo spettacolo lo raggela. Il salone ha chiuso e lo stesso è accaduto, in contemporanea, a Trezzano. Nessuno risponde al telefono, Luca va a Trezzano, considerata la sede centrale, e trova molte altre persone come lui, infuriate. SULLA VETRINA c’ è solo un cartello: «Chiuso per riorganizzazione», e una mail, scrivendo alla quale si riceveva una risposta «Sarete contattati a breve per la consegna delle vetture». La classica tecnica del prendere tempo, confermata dal fatto che il titolare da quel momento risulterà irrintracciabile.In una sola occasione risponderà al telefono, sostenendo di essere estraneo alla vicenda, in quanto «costretto a muoversi in quel modo dalla Nissan». Neanche una parola sul fatto che le auto fossero state pagate a lui, direttamente. Per tre-quattro giorni il titolare verrà messo anche in stato di fermo, ma poi liberato e le informazioni arriveranno ai truffati con il contagocce. Di qui la necessità di coalizzarsi, anche attraverso il blog, e coinvolgere le associazioni di consumatori. Il gruppo ha contattato anche la Nissan, che però si è smarcata: «Tra le ipotesi, oltre a quella di costituirci come parti lese, se questo signore verrà rinviato a giudizio, c’ è anche quella di valutare una class action contro la casa automobilistica. Il 12 maggio li ho avvisati, chiedendo se risultava qualcosa di anomalo. Qualche giorno dopo mi hanno risposto, sostenendo che non si trattava più di un concessionario ufficiale da qualche mese, ma che non risultavano particolari problemi. Ma questa disdetta non è mai stata pubblicizzata e il marchio aziendale c’ era regolarmente. Quando è scoppiato il putiferio, avrò chiamato una decina di volte Nissan, prima di essere ricontattato. per dirmi che loro non si consideravano responsabili. Il tutto, a voce. Non hanno mai risposto per iscritto né alle mail né a una raccomandata del mio avvocato».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
