16 Luglio 2011

Italia sempre più povera

IN Italia i poveri superano quota 8 milioni, il 13,8% dell’ intera popolazione. Si tratta diquasi 3 milioni di famiglie in difficoltà (l’ 11 % del totale). E la maggiore incidenza di famiglie povere si registra in tre regioni del sud: Basilicata, Calabriae Sicilia. per alcune fasce di popolazione. In particolare, la povertà relativa aumenta tra le famiglie di 5 epiù componenti, tanto che risulta indigente quasi un nucleo numeroso su tre. Le condizioni peggiorano anche tra le famiglie italiane con membri aggregati, come quei nuclei che vedono l’ inserimento del genitore anziano nella famigliadelfiglio. Scontano maggiori privazioni anche i nuclei monogenitore, quelli che hanno a capo un lavoratore in proprio e le coppie di anziani con un solo reddito da pensione. Insomma, gli effetti della crisi hanno colpito sopratutto chi già andava avanti a fatica. Basti pensare che nel Mezzogiorno l’ incidenza della povertà relativa sale nel 2010 al 47,3% dal 36,7% del 2009 nelle famiglie con tre opiù figlipiccoli. In generale, i livellipiù alti di povertà (oltre il 40%) si riscontrano tra i nuclei che non possono contare su un reddito da lavoro o su una pensione. A livello territoriale è l’ Italia meridionale a soffrire di più, affermandosi come la "patria" dei poveri, visto che assorbe 5,6 milioni di indigenti, ovvero il 68,2% del totale. Non a caso la regione che sconta l’ inci denza più alta (28,3%) è la Basilicata, seguono la Sicilia(27%) e la Calabria (26,0%). E non è tutto: la condizione di miseria, infatti, tocca in Italia circa una famiglia su cinque. L’ Istat spiega che il 18,6% dei nuclei è povero (1 1%) o quasi (7,6%), ovvero si avvicina alla soglia limite. Consumatori e sindacati commentano con preoccupazione le cifre emerse dall’ indagine. LaCgil sottolineache «lamanovracolpirà proprio le fasce più deboli», e sulla stessa linea Cisl e l’ Ugl. Il Codacons parla «di dati incompatibili per un Paese civile». E appaiono allarmate anche le associazioni degli agricoltori, con la Cia che calcola come «due famiglie su cinque siano costrette tagliare la spesa alimentare»; mentre la Coldiretti fa notare che riducendo di appena il 20% gli sprechi di cibo sipotrebbero sfamare gli 8 milioni dipoveri.
 

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