Alimentari e benzina spingono l’ inflazione
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
MILANO Partiamo da ciò che non aumenta: le comunicazioni. E si finisce subito, è l’ unica voce in calo nel paniere dei prezzi Istat, che registra a giugno un’ inflazione annua al 2,7%, ai massimi da novembre 2008, stabile rispetto a maggio. A trainare l’ indice ancora una volta sono i prodotti energetici, che spingono verso l’ alto i capitoli di spesa trasporti e abitazione-elettricità. Su base annua la benzina balza dell’ 11,9%, il gasolio da trasporto del 14% e a cascata questi rincari spingono verso l’ alto i listini dei servizi correlati. Tensioni rilevanti, superiori alla media, anche nel comparto alimentare, dove da tempo industria e distribuzione segnalano l’ incomprimibilità dei margini a fronte di forti e continui rincari delle materie prime. Il comparto alimentare sale così a giugno del 3%, ma al suo interno spiccano ad esempio caffè e zucchero (rispettivamente +11,5% e +9,4%) ma anche farina (+6,2%) e frutta fresca (+13,9%). «Lo scenario è difficile – spiega il presidente di Federalimentare Filippo Ferrua -, avevo previsto a inizio anno un’ inflazione tra il 3 e il 4% e direi che ci siamo. Le famiglie sono sempre più povere e cercano prodotti a prezzi più bassi, oppure rinunciano ad alcune tipologie di consumi; in prospettiva l’ aumento dell’ Iva rappresenterebbe un’ altra mazzata. Direi che per l’ industria alimentare italiana l’ unica prospettiva è l’ export, che per fortuna sta andando bene». «Questi dati – spiega il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli – prefigurano una situazione preoccupante per il Paese con prezzi che crescono, consumi fermi e incertezza sul futuro. Preoccupa anche la situazione dei trasporti, anche alla luce di possibili impatti della legge 127 2011, per la quale si auspica un rapido provvedimento correttivo». Sul dato generale, anche Confindustria teme impatti negativi. «L’ aumento dei prezzi – commenta il presidente Emma Marcegaglia – è un altro problema per lo sviluppo perché riduce il potere contrattuale delle persone e c’ é il rischio che la domanda interna sia sempre bassa. Un modo per ridurre l’ inflazione – aggiunge – è anche quello di fare le liberalizzazioni. Noi abbiamo normalmente un’ inflazione un po’ più alta della media Ue perché abbiamo ancora tanti settori non aperti alla concorrenza». «E’ una cosa che temevamo – afferma il segretario Cgil Susanna Camusso – ed è una delle ragioni per cui abbiamo sempre detto che l’ idea di ritoccare le aliquote Iva era assolutamente sbagliata, perchè avrebbe scaricato il peso di nuovo su lavoratori e pensionati». In allarme anche le associazioni dei consumatori, con Federconsumatori che giudica «ormai insostenibile la situazione delle famiglie italiane» e stima in 251 euro all’ anno i rincari nella spesa alimentare su base annua. Per il Codacons è evidente che «se i prezzi iniziano a decollare nonostante i consumi siano ancora al palo, significa che ci sono alte aspettative di inflazione e che, quindi, nulla di buono c’ é da aspettarsi per il futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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