Benzinai, due giorni di sciopero. Nuove proteste per gli aumenti
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Odissea carburanti, nuovo capitolo. Ieri, il Coordinamento nazionale unitario di Faib Confesercenti e Fegica Cisl ha annunciato la due giorni di stop che riguarderà tutti gli impianti di rifornimento, compresi quelli autostradali, legati alle due sigle sindacali (le federazioni Figisc e Anisa, aderenti a Confcommercio, si sono dissociate). Motivo: la «blindatura» messa in atto dal Governo attraverso il decreto sulla manovra «di un articolo sulla distribuzione carburanti che nulla ha a che vedere con i conti pubblici o la manovra finanziaria ». Ma che in compenso, secondo i rappresentanti di Fiab e Fegica, avvantaggia i petrolieri. «Riteniamo inaccettabili quelle convergenze tra il Governo e la lobby dei petrolieri fatte di silenzi e coperture reciproche sui continui aumenti dei prezzi». «Convergenze – precisano – che servono, soprattutto, a bloccare l’iter parlamentare, già avviato al Senato, del progetto di legge "Libera la benzina!"». Si tratta di un’iniziativa che ha l’obiettivo di rompere la "filiera" petrolifera («perché chi produce non può contemporaneamente scendere al consumo o detenere reti di distribuzione») e togliere ai gestori i vincoli all’acquisto, in esclusiva, dalla società produttrice e a prezzi più alti di quelli rintracciabili sul mercato libero (prezzi, tra l’altro, decisi dalle stesse società secondo le loro convenienze).
ENI-AGIP
Un primo sciopero si terrà già oggi, quando a partire dalle 13 (e fino alle 7 di domani), i distributori della rete Eni-Agip abbasseranno le saracinesche « proprio per sostenere la battaglia per il rispetto degli accordi sindacali e avere prezzi dei carburanti più bassi».
PREZZI E RABBIA
I prezzi, invece, non fanno che lievitare, di pari passo alla rabbia delle categorie più colpite: consumatori e autotrasportatori.
Ieri mattina, la media nazionale della benzina ha toccato il record di 1,63 euro/litro, mentre il diesel ha superato ampiamente quella di 1,5 euro/litro, con picchi registrati soprattutto al Sud.
Secondo il Codacons, gli aumenti toglieranno dalle tasche degli italiani in partenza per le vacanze 500 milioni di euro complessivi, determinati dal fatto che, rispetto allo scorso anno, il pieno di benzina verde costa 10 euro in più, 12 il diesel. Da parte sua l’Associazione artigiani piccole imprese di Mestre denuncia che il costo di un pieno di gasolio, per un autotrasportatore alla guida di un Tir di peso superiore alle 11 tonnellate e con una capacità di serbatoio di 500 litri, è passato dai 511,4 euro del marzo 2009 ai 724,6 euro di oggi. La bellezza di 200 euro in più.
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