GIUSTIZIA: CODACONS, GIU’ LE MANI DALLA “CIRCOLARE CASELLI”
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fonte:
- AgenParl
(AGENPARL) – Roma, 17 giu – E’ ormai nota, anche ai non addetti ai lavori, la circolare "Caselli ", con cui sì è istituzionalizzato l’intervento del PM nelle cause civili in cui fosse ravvisabile un pubblico interesse ai sensi dell’art. 70 c.p.c. – E’ quanto si legge in una nota dell’associazione dei consumatori, Codacons.
Dal maggio 2008 infatti, con tale provvedimento è stata resa operativa la costante segnalazione (con invio degli appelli e delle comparse di costituzione) da parte delle Sezioni civili della Corte d’Appello di Torino, alla Procura generale, del contenzioso concernente le materie indicate nella circolare stessa:
– in tema di azioni a tutela del risparmio e dei diritti dei consumatori e degli utenti, ovvero di azioni a tutela di interessi collettivi (cd. class action);
– in materia di diritto alla salute, in controversie civili correlate a procedimenti penali celebrati nel Distretto aventi ad oggetto la violazione del dovere di sicurezza ( ex art. 2087 c.c., 32 Cost.) nei posti di lavoro, alla luce della disciplina di cui al Testo unico sulla sicurezza del lavoro n.81/2008 (ad es. in tema di infortuni mortali sul lavoro o malattie professionali comportanti particolare allarme sociale ) o delle norme a tutela dell’ambiente e del territorio, ai sensi del D.Lgs. 03-04-2006, n. 152 e del quadro normativo di riferimento
– in materia di violazione del testo unico delle leggi bancarie e creditizie (D.Lgs. 01-09-1993, n. 385 e successive modifiche), di intermediazione finanziaria.
La circolare "Caselli" nonostante le ragionevoli condivisibili iniziali perplessità di alcuni autorevoli commentatori stante la mera facoltà e non l’obbligo del Pubblico Ministero di intervenire (molte le pubblicazioni, tra le tante, Foro It. 2008, Giur.it, nota di Cottino, Guida al diritto 2010, articolo di Giussani) ed il tentativo di ostacolarne l’applicazione (non notificando gli atti all’Ufficio, o con istanze alla Corte D’Appello civile perché venisse estromesso il Pubblico Ministero) da parte di chi evidentemente preferiva il Pubblico Ministero fuori dal processo, si è rivelata una prassi virtuosa di grande utilità per gli utenti della giustizia, senza necessità di alcuna riforma legislativa e/o previsioni di spese e di bilancio.
A titolo di esempio si cita il recente atto di intervento della Procura Generale in favore della giovane vittima del reato di stupro ed i cui colpevoli si sono resi latitanti con cui si è chiesta l’applicazione della direttiva 2004/80/Ce dell’Unione Europea, che impone infatti agli Stati membri di istituire un sistema che risarcisca in modo equo e adeguato le vittime di reati volontari e violenti (direttiva già attuata da molti altri stati).
Tale modus operandi, in sostanza l’applicazione generalizzata di una legge in vigore da oltre mezzo secolo, inaugurato dal Procuratore Generale Caselli, in perfetta sintonia con la normativa comunitaria (il Giudice per l’art. 10 Trattato CE è comunitario prima che italiano e negli ultimi anni tutta la normativa comunitaria è permeata dall’obiettivo di una sempre maggiore tutela della parte debole (vittima del reato, lavoratori, investitori, consumatori, cittadini residenti sul territorio inquinato…..) ha consentito un ruolo attivo del Pubblico Ministero nel processo civile con evidenti benefici in tema di centralità della tutela della parte lesa.
Anche l’efficacia indiretta di tale Circolare non deve essere sottovalutata: dissuasiva nei confronti di quelle parti che, consce del possibile intervento della Procura Generale, più cautamente valutano l’impugnazione e agevolazione delle trattative per una definizione della controversia civile privata (con evidenti ipotizzabili risultati in termini di minor contenzioso).
Per tali motivi Codacons che fu nel 2007 promotore di tale iniziativa con una missiva al Procuratore Generale Caselli, e le associazioni firmatarie auspicano non solo una generalizzazione del “provvedimento Caselli”, in tutti i Tribunali d’Italia ma che si fermi, la pericolosa inversione di tendenza in atto : la restituzione dei fascicoli alle cancellerie civili da parte della Procura Generale priva i cittadini di un efficace straordinario strumento diretto al perseguimento della legalità. Alle attuali modalità operative dell’Ufficio della Procura Generale, prive di qualsivoglia motivazione, la società civile guarda con particolare preoccupazione.
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