26 Maggio 2011

“Io truffata dei soldi di una vita”

Negli anni, lei e il marito avevano investito in polizze vita 95mila euro, con Ina Assitalia, con l’ ex agente Paolo Grassi. Per Livia Villani e Celestino Arzigliero, artigiani pensionati, erano i risparmi di tutta una vita: «Andai da Grassi, preoccupata, spiegandogli che almeno nel caso fossi morta, questi soldi sarebbero andati ai miei tre figli e figlie. Invece…». Trattiene le lacrime la signora Villani davanti ai giornalisti, è arrabbiata, e non solo per i soldi che non ha più, perché si sente tradita, truffata, presa in giro: «Grassi, dopo avergli parlato delle mie preoccupazioni, mi rispose senza batter ciglio che non mi dovevo preoccupare, che quei soldi ci sarebbero stati sempre…». Oggi quei 95 mila euro non ci sono più. E non le verranno riconosciuti. Almeno al momento. «Ho avuto un incontro – ricorda la signora Villani – ai primi di dicembre scorso con il nuovo agente di Ina Assitalia, Giancarlo Bechicchi. E mi disse che nella mia posizione c’ erano solo 16 mila euro:’ questi sono e questi avrà’ , mi disse con superiorità. Risposi che li volevo tutti, che avrei fatto di tutto per riaverli e che sarei andata anche in Tv, per reclamarli. Lui sempre con questa superiorità mi disse’ lei può andare su Rai 1, Rai2, Rai3, ma non avrà i soldi che chiede». In Tv il caso della signora Villani e quello dei tanti altri truffati (sono circa 130, agli atti dei fascicoli pendenti in procura per gli accertamenti sul caso Ina Assitalia) ci finirà presto: lunedì prossimo Striscia la notizia, Canale 5, farà un ampio servizio facendo parlare anche Paolo Grassi. Che alla stessa signora Villani, l’ ultima volta che la incontrò a casa sua, nel febbraio scorso «scaricò tutte le colpe su Ina Assitalia, mi disse che lui non c’ entrava nulla che aveva anche tentato il suicidio e mi ripeteva "Io non sono un ladro"». Perchè allora i soldi non ci sono più? La signora Villani non lo sa, non lo può ancora sapere, ma lo vorrà sapere dalle indagini in corso. E ricorda che quando nell’ agosto dello scorso anno, non aveva ancora ricevuto resoconti dei suoi investimenti (l’ estratto conto che viene inviato semestralmente) aveva chiesto conto a Grassi. Che l’ aveva rassicurata. «Mi aveva detto che mi avrebbe dato tutti i soldi ma che presto sarebbe diventato lui stesso agente di Ina Assitalia e quindi che i soldi in cassa gli servivano per far fronte a questa sua ambizione. Mi aveva tranquillizzato dal punto di vista umano, mi ero sempre fidata». Si era fidata la signora Villani raccogliendo il suggerimento di un altro truffato Antonio De Togni, agricoltore di Ferrara che ci ha rimesso 60mila euro, ma al momento lui stesso spiega: «sono in corso accertamenti per verificare qualcos’ altro». Si tratta delle tante sue firme che ritiene essere state falsificate: «Alcune non le riconosco proprio, altre sono dubbie». Sugli assegni che lui versava, sui documenti che firmava a Grassi. E così via. Basterebbero queste poche indicazioni, per metterlo in cattiva luce. Purtroppo non sono le sole. «Sono 30 anni che lo conosco mai avuto problemi, mi sono sempre fidato». Con Ina Assitalia De Togni ha assicurato tutto della sua attività, compresi i trattori, macchinari, attrezzi, strutture. Una fiducia trentennale che nei giorni scorsi è stata ripagata in malo modo. Ad un incontro che De Togni ha avuto con il nuovo agente Bechicchi dopo esser stato rassicurato, si è visto rimproverare per essersi rivolto alla stampa, a Striscia la notizia all’ avvocato del Codacons, Bruno Barbieri e la consulente Barbara Pasi, «mentre loro ci volevano offrire i legali di Ina Assitalia!». Alla fine del colloquio, spiega De Togni, «Bechicchi mi ha riferito che si sarebbe riservato di tenermi come cliente dell’ assicurazione». Insomma, dopo il danno la beffa. «Siamo stati fatti passare noi come corresponsabili». Una delle colpe di De Togni aver dato assegni in bianco a Grassi. Ma come ricordava lui stesso e la consulente di Codacons, Barbara Pasi, il raggiro era doppio. Grassi quando gli venivano consegnati gli assegni si spostava in un’ altra stanza dicendo che ne faceva fotocopia. Poi alla fotocopia metteva il timbro di Ina Assitalia (l’ intestazione), faceva una ulteriore fotocopia per il cliente garantendolo, di fatto, che quell’ assegno sarebbe stato incassato solo dall’ assicurazione. Invece Grassi si teneva l’ assegno in bianco e lo usava per sè. Per investimenti personali. Probabilmente andati molto male. Questa l’ ipotesi del buco che ha creato, che nel tempo ha poi tentato di riempire coi sodi di altri clienti. «Già ai primi di dicembre scorso – ricorda De Togni – eravamo stati chiamati dalla nuova direzione che mi aveva spiegato che c’ erano dei problemi». Della truffa di Grassi, dunque, si è a conoscenza non solo ora dopo le denunce Codacons. Ina Assitalia aveva già verificato anomalie. Da quanto si apprende, infatti, le inchieste aperte nei primi mesi dell’ anno sono diverse, già in precedenza degli esposti Codacons. In un caso la cifra è da capogiro: 800mila euro di buco. Più gli oltre 500mila denunciati da Codacons. Non è un buco, è una voragine.
 

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