24 Maggio 2011

Famiglie sempre più povere.

Famiglie sempre più povere.
 

 ROMA LA CRISI internazionale ci ha gettato indietro di quasi 10 anni. Oggi siamo un Paese più «vulneranile» dal punto di vista economico e più «fragile» dal punto di vista sociale. Enrico Giovannini presenta il rapporto annuale dell’ Istat e non porta buone notizie. Siamo il Paese europeo con l’ incremento del Pil più basso: «Il tasso di crescita dell’ economia italiana è del tutto insoddisfacente», sottolinea il presidente del nostro istituto di statistica. Abbiamo anche perso potere d’ acquisto (-3,1% nel 2009) tanto che il reddito pro capite è sotto la media Ue, e abbiamo una distribuzione del reddito talmente squilibrata, che peggio di noi fanno solo gli Stati Uniti. Non a caso circa 15 milioni di italiani (il 24,7% della popolazione) «sperimenta il rischio povertà o di esclusione sociale». Le famiglie italiane, spiega Giovannini, devono fare i conti con situazioni di «disagio e di vulnerabilità» che sfiorano la «deprivazione». In sostanza il 33,3% delle famiglie non è in grado di far fronte a spese improvvise che arrivano a 800 euro, quelle che sono in ritardo nel pagamento di bollette, mutui, affitti, arrivano all’ 11,1% e il 6,9% della popolazione «non può acquistare un pasto proteico almeno ogni due giorni». Infatti ci indebitiamo di più (16,2%) e abbiamo anche perso la nostra proverbiale fama di formiche: il risparmio delle famiglie si è contratto al 9,1%, il livello più basso dal 1990 e per la prima volta la percentuale è inferiore a quella delle altre economie dell’ Unione. A BRUCIARE ci sono poi le questioni giovani e donne. In due anni, dal 2009 al 2010, gli under 30 che hanno perso il lavoro sono stati 532 mila. E chi una occupazione ce l’ ha può contare solo su un «contratto debole». Nel complesso abbiamo 2,1 milioni di disoccupati a cui vanno ad aggiugersi altri 2 milioni di persone che il lavoro non lo cercano più, convinti come sono che non lo troveranno. Sulle donne si scarica il peso del welfare in modo «sempre più insostenibile» (anche perché sopperiscono alle carenze del welfare pubblico) e si scopre che il 15% delle lavoratrici a cui è nato un figlio (800mila) o sono state direttamente licenziate o sono state messe nelle condizioni di doversi dimettere. Le donne che lavorano si devono adattare a ruoli sottoqualificati. L’ Italia è anche lontana da tutti e 5 gli obiettivi imposti dalla Strategia Europa 2020 (il post Lisbona): spesa del 3% sulla ricerca; 40% di laureati tra i giovani; ccupazione al 75% ; uscita dalla condizione di povertà; riduzione del gas serra e aumento delle fonti rinnovabili. Nel rappporto «ci sono luci e ombre» commenta il ministro Sacconi. La situazione «è drammatica», dice la Cgil, mentre Cisl e Uil chiedono interventi urgenti. «Il governo si svegli», sottolinea il Codacons.
 
 
 
 
 

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