19 Maggio 2011

“Cardiologia, i diritti vengono prima

«Cardiologia, i diritti vengono prima
 

IERI il professor Giuseppe Sangiorgi, ex direttore dell’ Emodinamica sospeso dopo l’ esplosione del ‘ caso Cardiologia’ al Policlinico, ha affidato a queste pagine la sua versione dei fatti. Il medico ha difeso l’ operato della sua struttura, «danneggiata da una rappresentazione che non corrisponde alla realtà». Era prevedibile, dunque, che l’ alfiere dell’ accusa, il Codacons (che si è fatto portavoce di decine e decine di pazienti «danneggiati» e ha proposto anche un’ azione collettiva per fare luce sulle responsabilità) intervenisse per difendere la posizione sua e dei suoi assistiti. «Il prof Sangiorgi – scrive il vicepresidente nazionale dell’ associazione dei consumatori Fabio Galli – sarà certamente un luminare nell’ ambito dell’ emodinamica, ma prima di assumersi l’ onere e l’ onore di fare diventare il reparto di Emodinamica della Cardiologia del Policlinico di Modena, un ‘ centro di attrazione e di sviluppo per la ricerca clinica, a beneficio dei pazienti’ (parole utilizzate dal dottore per dimostrare che la sua Emodinamica è stata, fino a qualche mese fa, un vero centro d’ eccellenza, ndr ), perché non ci indica a quale rango deve essere elevato quel medico (o medici), che si dimentica di informare il paziente su cosa gli si propone di farsi fare, sui rischi che tali ‘ attività’ comportano e sui relativi benefici?». Galli si rivolge direttamente a Sangiorgi. «Illustrissimo, nelle 51 cartelle, estratte a caso, dalla commissione regionale, ben 43 presentano ‘ criticità’ , sempre stando a quanto relaziona la commissione stessa. Sugli aspetti puramente scientifici non vogliamo entrare, questo è un compito che compete alla magistratura modenese, ma quando, ad esempio, in una delle cartelle cliniche esaminate, la commissione rileva: ‘ Assente il consenso informato specifico e la firma del medico su quello generico. Il paziente ha avuto complicanze immediate intraprocedurali (dislasia e ictus) che tuttavia non risultano segnalate nelle lettera di dimissione’ , non le viene in mente che il medico che ha seguito quel paziente debba almeno scusarsi con quel paziente stesso? E con lui debbano scusarsi i responsabili della struttura? E’ sbagliato dire – attacca Galli – che a quel paziente ricoverato in un ambito che cercava di elevarsi a ‘ centro di attrazione e di sviluppo per la ricerca clinica, a beneficio dei pazienti’ , si sono dimenticati di garantirgli i suoi più elementari diritti quali un puntuale e dettagliato consenso informato oltre a una, altrettanto puntuale e dettagliata, lettera di dimissioni per permettere al medico curante di prendere atto della condizione del proprio assistito?». Il Codacons chiude con una considerazione arrabbiata: «La salute per noi semplici cittadini è un bene prezioso e se permette decidiamo noi se accettare di sottoporci alle ‘ attività proposte’ dal medico, perché sottoporci a tali ‘ attività’ e a chi dare l’ incarico di procedere. E per farlo abbiamo il diritto di essere informati, piaccia o no a qualche medico (pochissimi per fortuna). SULLA VICENDA è intervenuto anche il sindacato dei medici capeggiato dal dottor Daniele Giovanardi, lo Snami. Nel mirino la lettera dei camici bianchi del reparto, dove si esprime «stima e apprezzamento» per il lavoro di Sangiorgi. «Tre colleghi di questo reparto, il prof Rosario Rossi, il dottor Fabio Sgura e la dottoressa Francesca Coppi intendono esprimere intanto il dispiacere per una situazione difficile e di apparente conflittualità fra colleghi ma confermano una diversa opinione sulle vicende della cardiologia del Policlinico. Ritengono infatti – continua lo Snami – che dopo l’ istanza degli Amici del cuore a tutela dei pazienti fosse indispensabile un giudice terzo, sopra le parti, autorevole ed estraneo al reparto, per dare un giudizio finale che non poteva essere autoreferenziale. Giudicano la relazione finale della commissione regionale di inchiesta, composta da illustri cardiologi, cardiochirurghi e chirurghi vascolari, pienamente aderente alla realtà del reparto».
 

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