18 Maggio 2011

Parmalat, no a Lactalis “Il prezzo non è congruo”

Decisione unanime del cda. Oggi il Tar sul ricorso Codacons
 

ROMA – Il prezzo non è giusto. Parmalat, secondo le aspettative, ha bocciato l’ offerta di 2,6 euro ad azione fatta da Lactalis nell’ opa sul 71,03% di Collecchio. Ieri il consiglio guidato da Enrico Bondi, in base all’ art. 103 del Tuf, «ha ritenuto, all’ unanimità, anche considerata l’ analisi svolta dall’ advisor finanziario Goldman Sachs International, che il corrispettivo offerto non rappresenti il valore del capitale economico di Parmalat nel contesto di un’ operazione di presa di controllo». E il consolidamento potrebbe portare a un indebolimento del gruppo. La bocciatura comunque non pregiudica l’ effettuazione dell’ opa che partirà lunedì 23 maggio per chiudersi l’ 8 luglio. Il board di Parmalat ha deciso dopo tre ore circa di discussione e con l’ assenza del professor Pierluigi Alberti, docente di amministrativo a Genova. La delibera del consiglio che in precedenza ha giudicato l’ opa «non concordata nè sollecitata», non ha fornito un’ indicazione di prezzo congruo, anche se implicitamente lascia intendere che il valore offerto dal gruppo francese avrebbe potuto avvicinarsi ai 2,8 euro della transazione coi tre fondi MacKenzie, Zenit, Skagen sul 15,3% rilevato a marzo. I due centesimi in più avrebbero aumentato di 246 milioni l’ investimento massimo portandolo da 3,375 a 3,621 miliardi. Peraltro nel prospetto autorizzato dalla Consob, Lactalis subordina l’ efficacia dell’ operazione al raggiungimento di una quota non inferiore al 55% che sommata al 28,9% detenuta, porterebbe la partecipazione complessiva all’ 83,9%. Sempre nel documento, il gruppo della famiglia Besnier precisa che se dovesse rastrellare oltre il 90%, procederà alla ricostituzione del flottante allo scopo di mantenere Collecchio quotata in Borsa. In caso di adesione all’ opa solo del 55% del capitale, il debito finanziario al servizio dell’ offerta ammonterebbe a 1,417 miliardi. Per sostenere l’ opa, Lactalis ha usufruito di un finanziamento di 3,4 miliardi da parte di SocGen, Agricole, Natixis e Hsbc. Queste banche si sono impegnate anche a rifinanziare l’ intero indebitamento di Lactalis esistente anteriormente all’ offerta: il debito finanziario al 31 marzo si attesta a 4,303 miliardi, comprendendo 1,327 milioni relativi alla liquidità ricevuta per rilevare il primo pacco di azioni. In caso di adesione all’ opa del 100%, i debiti totali del gruppo raggiungono circa i 7,8 miliardi. Il board di Collecchio di ieri potrebbe essere uno degli ultimi sotto la gestione di Bondi. Lunedì prende il via l’ offerta del gruppo francese mentre oggi il pallino finisce nelle mani del Tar del Lazio che si esprimerà sull’ esposto presentato dai consumatori (Codacons e l’ Associazione Utenti Servizi finanziari, bancari e assicurativi) che avevano chiesto la sospensione dell’ Opa sulla base di presunte violazioni del Tuf. Al tempo stesso sempre il Codacons ha inviato un esposto al Pm di Milano, Francesco Greco, chiedendo il sequestro del provvedimento col quale la Consob ha autorizzato l’ Opa di Lactalis. La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati le tre banche (SocGen, Lazard e Intesa SanPaolo) e i rispettivi manager (Patrizia Micucci, Carlo Salvatori, Fabio Canè) oltre a Massimo Rossi, il manager indicato dai fondi esteri per guidare Parmalat: banche e banchieri hanno gestito la vendita del pacchetto dei fondi esteri a Lactalis. r. dim. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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