12 Maggio 2011

Parmalat, utili e fatturato in crescita anche le banche indagate nell’ inchiesta

Il Cda approva la trimestrale e rinvia a dopo il verdetto Consob ogni decisione sull’Opa di Lactalis. Intesa, SoGen e Lazard coinvolte per responsabilità oggettiva nell’indagine per aggiotaggio e insider trading. Intanto la Cassa depositi e prestiti si tira fuori.
 

ROMA – A poche ore dalla decisione Consob sull’ Opa Lactalis, il Cda di Parmalat ha approvato la trimestrale che registra un utile di gruppo di 50 milioni, in salita del 3,1% rispetto al primo trimestre 2010, e un fatturato in crescita a 1,033 milioni di euro (+8,9%).
Il gruppo conferma anche gli obiettivi per il 2011 che prevedono un fatturato di circa 4,4 miliardi e un ebitda di 385 milioni.
L’ aumento del fatturato, spiega una nota, è dovuto soprattutto all’ aumento delle vendite in Italia e in Australia, gli stessi mercati che hanno inciso sul calo del margine operativo lordo (-10,8% a 70,2 milioni) per l’ aumento del costo del latte (legato da un lato all’ alluvione in Australia e dall’ altro all’ incendio alla centrale del latte di Roma).
Le disponibilità finanziarie nette a fine marzo sono pari a 1.390,3 Milioni, in diminuzione di 44,9 milioni rispetto a fine 2010.
In attesa della decisione Consob sull’ Opa di Lactalis, ormai imminente, il Cda ha rinviato anche l’ esame del parere degli advisor sulla congruità del prezzo (2,60 euro ad azione) offerto dai francesi nell’ offerta pubblica di acquisto totalitaria.
Il documento di offerta di Lactalis, è spiegato nella relazione intriduttiva ai conti del primo trimestre, non è stato ancora trasmesso a Parmalat.
Il gruppo ricorda che il 2 maggio il Codacons e l’ associazione Utenti servizi finanziari, bancari e assicurativi hanno chiesto al Tar del Lazio di "annullare, previa sospensione, il provvedimento emanato o emanando della consob di ammissione dell’ opa in quanto illegittimo".
Il Cda, dunque, "valuterà l’ opportunità di provvedere alla costituzione nel giudizio quando il documento d’ offerta sarà, all’ esito dell’ istruttoria di consob, reso pubblico".
Il consiglio non si è occupato neppure dell’ inchiesta penale per insider trading e aggiotaggio avviata dalla procura di Milano sulla scalata francese, che ha portato all’ iscrizione sul registro degli indagati di 4 manager di banche e società di consulenza coinvolte nell’ operazione.
Proprio sul fronte dell’ inchiesta, oggi si è appreso che sotto indagine per responsabilità oggettiva (in relazione agli obblighi di controllo sull’ operato dei propri dipendenti) ci sono anche tre delle quattro società per le quali operano i manager sotto inchiesta: Banca Intesa, Societè Generale e la banca d’ affari Lazard.
Intanto, la Cassa depositi e prestiti si tira fuori dagli scenari sul futuro del gruppo alimentare.
"Noi non c’ entriamo – ha detto il presidente, Franco Bassanini – ; potevamo essere chiamati in causa se ci fosse stata la cordata italiana, che però non si è concretizzata".
Davanti alla scalata Lactalis, la Cdp era stata sollecitata dal governo a modificare il proprio statuto per poter entrare nel capitale di imprese nazionali di valore strategico.
Alla fine, però, soprattutto davanti alla "scomparsa" della cordata italiana, l’ operazione si è rivelata inutile.
Attualmente, ha detto Bassanini, non è all’ esame della Cassa alcun acquisto di quote azionarie Parmalat: "Se qualcuno ce lo chiederà – ha concluso Bassanini – vedremo a che serve e quali sono le condizioni".

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