13 Maggio 2011

“Medici oberati e sempre di corsa Tra loro non c’ è comunicazione”

«Medici oberati e sempre di corsa Tra loro non c’ è comunicazione»
 

MEDICI oberati di lavoro e costretti dalla fretta a essere di poche parole e «sbrigativi», soprattutto in materia di consenso informato. Litigi in corsia e «in alcuni casi nessun confronto tra camici bianchi di diverse specialità». E ancora: «poca umanizzazione in alcuni reparti» e presunte «negligenze o diagnosi errate». Sono queste alcune delle critiche mosse dai pazienti e raccolte dal tribunale dei diritti del malato nel 2010. Sembra un disco rotto. Molti, infatti, dei temi sollevati dai cittadini nei reclami sono quelli portati all’ attenzione, in questi mesi, dal Codacons nell’ ambito della bufera sulla Cardiologia del Policlinico. Ma una precisazione è d’ obbligo. Il tribunale dei diritti del malato non vuole inserirsi nella polemica. «Noi raccogliamo esposti ma non spingiamo nessuno a fare denuncia, né abbiamo trasmesso nulla alla Procura…». Anzi, a quanto ne sanno e a vedere le carte, gli esposti relativi al reparto della professoressa Modena sono pochi e quasi tutti arrivati sull’ onda del tam-tam. «Gli anni scorsi la voce Cardiologia non l’ avevamo nemmeno citata tanto i numeri erano bassi». E ANCHE questa volta è oggetto del solo 2 per cento delle segnalazioni. Al primo posto ci sono i pronti soccorsi (13%), seguiti dall’ Ortopedia (7%), dalle varie Chirurgie (9%) e da Ginecologia-Ostetricia (6%). In fondo Medicina Interna e Radiologia (3%). In tutto sono 500 le segnalazioni raccolte l’ anno scorso (e relative a tutte le strutture sanitarie pubbliche e private della provincia), di cui 202 regolarmente formalizzate: in leggero calo rispetto al 2009. Ma più che il dato, è interessante la lettura che ne dà il tribunale. «Pensiamo che la diminuzione sia dovuta, più che altro, a scarsa conoscenza degli uffici o associazioni a cui rivolgersi e a rassegnazione». Ci sono casi, infatti, di persone che si presentano, fanno la segnalazione o l’ esposto e poi chiamano per annullare tutto. «La frase più comune che sentiamo dire è: Lasci perdere tutto, tanto non si risolverebbe nulla », spiega il coordinatore Michele Surano. Altri, invece, rinunciano per paura. «Ci sono arrivate lamentele riguardo alcuni odontotecnici che esercitano abusivamente ma i cittadini, oltre a restare anonimi, non intendono nemmeno rivelare dove si trovano questi studi per paura di ritorsioni. Noi lo ripetiamo, soprattutto le strutture sanitarie pubbliche hanno bisogno delle lamentele dei cittadini per rimuovere i disservizi». Infatti, una volta raccolti gli esposti questi vengono inoltrati ai diretti interessati: distretti Ausl, Policlinico, ma anche cliniche private, liberi professionisti, centri per anziani e medici di famiglia. Nel corso del 2010 sono state inoltrate segnalazioni anche al Nas di Parma per la verifica di «presunte carenze nell’ assistenza a persone con gravi handicap». Il tribunale del malato precisa però che nulla di quanto ricevuto è stato inoltrato alla Procura. «Non c’ è nulla di penale». IL TERRENO su cui si muove il tribunale dei diritti del malato è quello dei risarcimenti. Un terreno che è spesso una corsa a ostacoli. «I nostri legali hanno rapporti soddisfacenti con l’ assicurazione dell’ Ausl, altrettanto non si può dire del Policlinico, in quanto non è possibile avere alcun rapporto né telefonico né via mail». Una cosa alquanto bizzarra dato che il tribunale dei diritti del malato si trova proprio in via Del Pozzo. Ma i maggiori problemi sono all’ inizio dell’ iter sanitario. «Dalle segnalazioni emerge una sempre maggiore conflittualità tra operatori della stessa struttura in un momento in cui organici ridotti con carichi di lavoro aumentati talvolta rendono impossibile dedicare la dovuta attenzione nella comunicazione con i pazienti aumentando il rischio di errore e limitando il tempo dedicato al confronto con altri professionisti». E qui il tribunale dei diritti del malato si rifà all’ articolo 72 del codice deontologico specificando che «una visita troppo breve corre il rischio di essere superficiale». C’ è di più. Il tribunale dei diritti del malato parla di «criticità» e fa sapere che «in alcune situazioni è mancata la comunicazione diretta fra medici di diverse specialità, comportando gravi disagi e disservizio al paziente. Talvolta capita che il paziente stesso funga da tramite fra un operatore sanitario e l’ altro». Il «difetto di comunicazione interno al servizio», viene dipinto come il problema principale. Ed ecco un esempio pratico. Un paziente ha reclamato un seccante rimpallo tra lo specialista e il medico di base. «Si è rivolto a noi chiedendo cosa doveva fare». Viste le numerose lamentele il tribunale dei diritti del malato ha invitato le varie strutture del territorio «ad un più assiduo controllo».
 

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