Spiagge ai privati, i Verdi: “Una valanga di cemento”
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fonte:
- Il Resto del Carlino
IL DECRETO del governo che assegna le spiagge ai privati per 90 anni piace agli operatori, ma non agli ecologisti. «Finalmente Tremonti ha recepito le nostre indicazioni al ministro Fitto – dice Luca Callegarini di Confesercenti -: l’ obiettivo è stato quello di individuare una soluzione a lungo termine, anche se polemiche e contrasti non mancano». Il provvedimento interessa una settantina di operatori del territorio. Tra i contrari anche il Codacons, preoccupato dei costi dei servizi sulla spiaggia che potrebbero lievitare anche del 10%. «Il problema sarà valutare quali saranno i nuovi canoni; non verrà stravolto nulla, ma soltanto garantita la proprietà di quei manufatti per i quali i nostri operatori hanno investito tanto». E gli operatori? «Con questa garanzia – dice Alberto Esposito del Bagno Sarah di Porto Garibaldi – siamo stimolati ad investire e migliorare le strutture. Chi come me investe da anni per migliorare un servizio, ha bisogno di certezze e questa è quello che attendavamo». La pensa allo stesso modo William Carli, del Bagno Le Piramidi di Lido di Spina: «Il possesso di una concessione non ha niente a che vedere con la possibile cementificazione. Finalmente potremo fare investimenti con maggior tranquillità». Nettamente contrario Sergio Golinelli dei Verdi ed ex assessore provinciale all’ ambiente: «Intanto il decreto è già stato impugnato dall’ UE – dice – ma di fatto è stata decisa la svendita e la privatizzazione delle spiagge italiane. La stessa natura del diritto di superficie, unita alla cosiddetta semplificazione burocratica, apre la strada ad una ulteriore, inaudita cementificazione delle coste, che noi Verdi abbiamo stimato in 10 milioni di metri cubi di nuovo costruito. Se l’ obiettivo doveva essere il rilancio del turismo, riteniamo che più cemento, prezzi inevitabilmente più alti e accessi al mare più difficili, non siano certo la strada giusta soprattutto nel nostro territorio, tra i più edificati in assoluto. L’ accoppiata privatizzazione-cementificazione renderà sempre più difficile una gestione delle zone costiere adeguata alla situazione che si sta determinando con il cambiamento climatico in atto. Rendere sempre più rigido il territorio costiero, riempiendolo di costruzioni permaneti, è infatti il contrario di ciò che dovrebbe essere fatto per difenderlo. Per questo è necessaria la presa di coscienza e la mobilitazione di chi crede che una dissennata attività edilizia abbia già prodotto troppi danni».
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