Silvio Berlusconi si schiera a favore dell’opa di Lactalis su Parmalat
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fonte:
- Il Mattino
Silvio Berlusconi si schiera a favore dell’opa di Lactalis su Parmalat. Ad una settimana dal vertice con Sarkozy, il premier ribadisce che si tratta di un’operazione in regola con le norme del mercato. E rinvia alla Consob per ulteriori «informazioni». La Commissione guidata da Giuseppe Vegas sta studiando il prospetto informativo dell’opa e dovrebbe decidere all’inizio della prossima settimana. È il giorno dell’approvazione del decreto antiscalate da parte dell’aula della Camera e salgono i toni della polemica politica. Sul provvedimento, che consente, tra l’altro, di posticipare i termini per la convocazione dell’assemblea annuale successiva alla chiusura dell’esercizio 2010, Pd, Udc e Fli si astengono. E attaccano: il decreto è solo un pannicello caldo, diventato ora inutile. Radicali e Idv votano contro. Li affianca Antonio Martino del Pdl che accusa il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il caso Parmalat rientra nella partita politica tra Berlusconi e Bossi. Il senatur pensa di poter ancora risolvere la vicenda dell’industria alimentare italiana: «Un passo per volta», dice. E annuncia che vedrà a breve il premier. Resta il malessere nella Lega, schierata a fianco di Tremonti nel criticare la decisione di Berlusconi di autorizzare l’opa. Intanto il cda del gruppo di Collecchio passa al contrattacco dopo la scalata dei francesi. L’opa di Lactalis su Parmalat «non è stata né sollecitata, né concordata», si fa sapere. Il consiglio non si sbilancia sulla congruità del prezzo offerto. Ma incarica gli advisor di fare una valutazione. Mentre i consumatori del Codacons e dell’Associazione utenti servizi finanziari bancari e assicurativi a tentano di bloccare l’offerta con un ricorso al Tar. La strategia di affidarsi agli advisor scelta da parte del consiglio d’amministrazione del gruppo di Collecchio sembrerebbe rispondere alla logica di una revisione al rialzo del prezzo dell’opa da 2,6 euro presentata dalla famiglia Besnier. Si vorrebbe arrivare a 2,8 euro, la stessa cifra pagata da Lactalis ai fondi stranieri che detenevano il 15% di Parmalat. Per quanto riguarda i consumatori, il ricorso al Tar contro l’opa è motivato dal fatto che Lactalis non dà garanzie di trasparenza, in quanto da anni non pubblica i bilanci. Inoltre, l’offerta metterebbe a rischio il tesoretto di 1,4 miliardi destinato allo sviluppo della nuova Parmalat. «Potrebbe esserci un ampliamento di sola facciata, perché le imprese acquistate in futuro da Parmalat potrebbero far riferimento alla stessa Lactalis, che così potrebbe sbloccare quei fondi di 1,4 miliardi a fronte di un debito per l’acquisto di 3,5 miliardi», denuncia il Codacons.
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