Il Cda di Parmalat frena l’ Opa “L’ offerta non è stata concordata”
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fonte:
- il Riformista
■ Collecchio avanza la minaccia velata di giudicare ostile l’ Offerta pubblica di acquisto lanciata martedì scorso da Lactalis puntando così al rialzo e alla ritirata dei francesi. «L’ offerta non è stata sollecitata né concordata con la società», recita la nota diffusa ieri al termine del consiglio di amministrazione straordinario che ha dato mandato a Goldman Sachs di valutarla dal punto di vista finanziario. La consulenza legale è stata affidata a Shearman & Sterling, allo Studio Legale Lombardi Molinari e Associati e allo Studio Legale Legance. Il board ha esaminato il prospetto trasmesso lo scorso 29 aprile dal gruppo francese (già titolare del 29 per cento di Parmalat) alla Consob e relativo all’ Opa totalitaria di 2,6 euro per azione, ma non ha preso una decisione sulla congruitá dell’ offerta. Sarà l’ advisor a dire se il prezzo è giusto. Goldman Sachs stilerà una fairness opinion; questa verrà poi esaminata dal board che, a sua volta, deciderà se raccomandare o meno l’ Opa agli azionisti. La Consob ha altri 10 giorni di tempo (più eventuali altri 15 per ulteriori integrazioni) per approvare o meno il documento. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, ha dato incidentalmente già un’ indicazione: il presidente della Consob nel corso di una telefonata gli avrebbe detto che l’ Opa francese è corretta. Una nota di Palazzo Chigi si è affrettato a precisare che il premier si era limitato a dire che si tratta di «un’ operazione in regola con le norme del mercato». Il governo, è stato il ragionamento politico di Berlusconi, non poteva fermare l’ Opa di lactalis su Parmalat, anche perché non c’ era sul tavolo nessuna offerta alternativa da parte di imprenditori italiani che avrebbe potuto contrastare quella dei francesi. Versione che trova conferma nelle parole del presidente di Legacoop, Giuliano Poletti, che con Granarolo, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e UniCredit, avrebbe dovuto dare vita alla cordata italiana. «Noi siamo interessati a progetti industriali, non ad operazioni di tipo finanziario», ha dichiarato Poletti in un’ intervista in cui ha ribadito il no di Granarolo. Intanto il Codacons, assieme all’ Associazione utenti servizi finanziari bancari e assicurativi, ha presentato un ricorso al Tar del Lazio chiedendo il blocco dell’ operazione. L’ Opa è giudicata poco trasparente dalle associazioni perché Lactalis «da anni non pubblica i bilanci» e quindi «viola i principi del Testo Unico della Finanza e del Regolamento Emittenti». Inoltre, l’ Opa, secondo il Codacons, oltre a «non consentire scelte consapevoli per nessuno dei soggetti coinvolti» (investitori, azienda, parti sociali e consumatori), mette «a rischio» gli 1,4 miliardi di liquidità di Parmalat ottenuta dalle banche dopo il crack del 2003 «che dovevano essere destinati al solo sviluppo della nuova Parmalat». Il sospetto è che «le imprese acquistate in futuro da Parmalat potrebbero in realtá far riferimento alla stessa conglomerata Sofil-Lactalis, la quale così potrebbe sbloccare quei fondi di 1,4 miliardi a fronte di un debito per l’ acquisto di 3,5 miliardi di euro. La manovra avrebbe l’ effetto di alleggerire notevolmente il peso dell’ acquisizione». Ora Enrico Bondi punterebbe ad alzare la posta spingendo quindi Lactalis a desistere. Secondo indiscrezioni di stampa, non confermate né smentite dall’ azienda, il manager sarebbe pronto a chiedere ai francesi di alzare il prezzo proposto da 2,6 a 2,8 euro per azione, ossia il prezzo pagato dalla famiglia Besnier (propietaria di Lactalis) ai fondi per rilevare il loro 15 per cento dell’ azienda di Collecchio. «Indipendentemente dal giudizio del board e degli advisor, riteniamo poco probabile che Lactalis alzi il prezzo rispetto all’ attuale», commentano da Equita Sim. I rumors però sostengono il titolo che ha chiuso a 2,5960 euro segnando un +1,33 per cento.
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