23 Aprile 2011

Pasqua, la tradizione traina gli alimentari

Pasqua, la tradizione traina gli alimentari
 

Fatta eccezione per uovo al cioccolato, abbacchio e agnello. «C’ è una riduzione – conferma Pietro Passeri, presidente provinciale Fida-Confcommercio – basti pensare che gli importatori di carni parlano di un decimo del lavoro rispetto al 2010». L’ osservatorio della federazione provinciale degli alimentaristi descrive tuttavia «un movimento in linea con gli anni trascorsi» e questo in Umbria è dovuto soprattutto alla tradizione. «Al di là della convenienza – aggiunge Passeri – la tradizione di preparare la torta (o pizza) di Pasqua in casa, specie nei paesi, è intatta. Questo comporta che nel paniere di offerte la presenza degli ingredienti, a partire dal formaggio, è d’ obbligo: i consumatori se lo aspettano». Proprio il parmigiano reggiano registra uno dei prezzi più dinamici rispetto a Pasqua 2009 con rincari anche del 40% (da 9 a 12,90 euro al kilo). «E’ un prodotto che paghiamo di più rispetto ad un anno fa – spiega Lucio Tabarrini, commerciante perugino Sma – ma che abbiamo contenuto grazie alle offerte. Venti anni fa il parmigiano reggiano costava 27-29mila lire mentre oggi si trova in offerta a 12,90 euro con un potere d’ acquisto di certo superiore. Se i prezzi al dettaglio oggi sono stabili è perché noi interveniamo come negozianti: ma il rischio di aumenti dopo Pasqua è concreto». I piccoli e grandi rincari subiti negli ultimi anni da latte, farina (+40%) e burro, non hanno condizionato il fai–da-te alimentato dagli stessi esercizi: la Emi, ad esempio, ha inserito nel volantino la ricetta della torta di Pasqua. Le dosi per dieci uova (circa due torte) portano una spesa di 10,40 euro (escluso lavoro e costi di elettricità-gas) contro i 9-14 euro di un prodotto artigianale. «Chi compra la torta già pronta – aggiunge Tabarrini – opta quasi sempre per un prodotto da forno, preferito a quello industriale». Chi decide di abbinarla al capocollo, si prepari a spendere tra i 70 cent e un euro per un etto di buon prodotto umbro. Quanto alla carne si attende «il solito tuffo finale» con l’ agnello che dominerà gli acquisti. Per un coscio di prodotto locale il prezzo varia da 13,50 a 18 euro per la spalla da 8 a 10 euro. Un prezzo che riflette qualità e sicurezza della provenienza. «Anche se non è obbligatorio – spiega Tabarrini – esibiamo il certificato d’ origine». Al supermercato gli stessi prezzi variano dai 6,49 del Conad al 9,9 dell’ "A&O" (coscio) e da 4,99 a 8,50 al chilo (spalla) (il prezzo top per il mezzo con testa e corate è della Coop, 4,90 euro al chilo). Sui consumi, resiste tuttavia il peso della crisi «che – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria –per le famiglie è pesante. Ci sono meno soldi se pensiamo che rispetto ad un anno fa i carburanti sono più cari del 21%. Quanto alla spesa di Pasqua, abbiamo notato un movimento inferiore al solito». Ci si prepara quindi ad un pranzo più "normale". «A livello locale non ci piacciono i prezzi delle verdure (asparagi grossi, 4 euro/kg, quelli fini 15 euro, gli agretti, 5 euro) ma in giro notiamo anche frutta di modesta qualità rispetto al listino». Il clima da piena primavera della Pasqua "alta" sta condizionando anche le vendite dell’ uovo di cioccolato il cui prezzo pieno, rispetto a due anni fa, è salito del 40%».
 

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