22 Aprile 2011

Coopcostruttori, Checcoli grande assente

Coopcostruttori, Checcoli grande assente
 

Egidio Checcoli è stato il grande assente all’ udienza Coopcostruttori di ieri. Assente, tra l’ altro, non giustificato. tanto che il giudice Caruso ne ha disposto l’ accompagnamento per la prossima udienza, fissata per il 13 maggio. Ma il suo nome, accostato a quello di Legacoop, di cui è stato presidente provinciale e regionale, riecheggia spesso in aula, tanto che in una opposizione a una domanda delle parti civili l’ avvocato Gian Luigi Pieraccini sbotta lamentando come "qui si sta facendo il controesame per riaprire il processo a Checcoli". ma Checcoli è già stato prosciolto in sede di udienza preliminare dall’ accusa di concorso nella bancarotta fraudolenta. E come lui anche Fabio Carpanelli e Pietro Buzzi, altri dirigenti del mondo cooperativo nazionale di quegli anni. Loro però – chiamati a testimoniare da Codacons, cui fa capo il Carspac 2, ci sono in aula. E, nonostante siano "in conflitto di interessi – per usare le parole del tribunale – tra l’ obbligo di dire la verità e il diritto a non autoaccusarsi", accettano di rispondere alle domande. Non a tutte però. Come a quella sui motivi di emissione delle Apc, davanti alla quale Carpanelli si trincera dietro a un eloquente silenzio. I due ex dirigenti, oggi in pensione, ricordano il periodo che segnò l’ inizio del declino dell’ edilizia cooperativa (quella che "pescava" appalti soprattutto nel pubblico). Sono i primi anni ‘ 90 e tra fattori minano le basi di tante aziende, tra cui anche Coopcostruttori. "Inizia la prassi delle offerte al ribasso per aggiudicarsi i lavoro – elenca Carpanelli -, arriva il blocco della revisione dei prezzi e scoppia Tangentopoli che segna un blocco generalizzato delle commesse". In questo scenario, secondo l’ accusa, per assicurarsi liquidità, la cooperativa iniziò ad emettere Apc. Ma l’ ex dirigente non risponde. E quando riprende a parlare dice di non essere stato a conoscenza dei dubbi sollevati sulle riserve tecniche (da Reconta). Non venne informato dei dettagli nemmeno a proposito della riunione con i vertici cooperativi che ebbe Donigaglia, quando nel ‘ 97 chiese alla Lega di valutare un progetto di intervento per uscire dalla crisi. Nemmeno fu avvertito del piano di salvataggio da 30 milioni di euro datato 2003. Nell’ aula tra il pubblico si alza il brusio. Ricorda invece la richiesta di intervento del ‘ 97 (della quale si interessò, senza esito, la Finec) Pietro Buzzi, che afferma come "il mio interessamento era capire la quantità di riserve messe a bilancio; Donigaglia mi disse la percentuale del 50% ed era una cifra a nostro avviso attendibile". Tra cose dette e non dette, la sensazione dei soci e lavoratori presenti tra il pubblico è tutta nelle parole dell’ avvocato Claudio Maruzzi, che difende assieme a Carmelo Marcello e Gabriella Azzalli una trentina di parti civili, secondo il quale "oggi abbiamo appreso che i livelli alti della cooperazione già dagli inizi degli anni ‘ 90 avevano chiaramente capito la crisi della Coopcostruttori e che quel modello non poteva più reggere. Non solo il crac Coopcostruttori ma, ad effetto domino, quello di Cir dimostrano quanto scellerate siano state le politiche delle istituzioni cooperative e delle cooperative stesse negli ultimi decenni che hanno segnato il destino di un territorio mettendo in grave crisi migliaia di famiglie".
 

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