Crac Parmalat, tribunale di Milano assolve quattro banche straniere e manager
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fonte:
- Adnkronos on line
Milano, 18 apr. (Adnkronos/Ign) – I giudici della seconda sezione penale hanno assolto quattro banche estere accusate di aggiotaggio nell’ ambito del crac Parmalat e hanno assolto sei manager degli istituti di credito, anche loro imputati nel procedimento concluso oggi a Milano. Si tratta di Citigroup, Morgan Slanley, Bank Of America e Deutsche Bank . Nei loro confronti l’ accusa aveva chiesto confische per un totale complessivo di 120 mln e sanzioni per un totale di 3,6 mln. In particolare per le persone fisiche i giudici hanno pronunciato un verdetto di assoluzione ‘ ‘ per non avere commesso il fatto e perché il fatto non sussiste’ ‘ . Si tratta di Carlo Pagliani e Paolo Basso di Morgan Stanley, Marco Pracca e Tommaso Zibordi di Deutsche Bank, Paolo Botta di Citigroup e Giaime Cardi di Credit Suisse. Per quest’ ultimo l’ accusa aveva chiesto la prescrizione ma per lui, come per gli altri manager, i giudici hanno ritenuto di emettere un verdetto di assoluzione piena. Gioia e abbracci tra i legali. Dopo la lettura della sentenza dei giudici prima in aula si è sentito un brusio poi è scoppiata la gioia degli avvocati. Di segno nettamente contrario la reazione dei due pm presenti in aula, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino che, dopo la lettura del dispositivo, si sono allontanati senza dire una parola. ‘ ‘ Dai processi mi attendo un tribunale serio, sereno e rigoroso. E devo rendere omaggio a questo tribunale che lo è stato’ ‘ ha detto l’ avvocato Nerio Diodà, difensore di Citigroup . Per Citigroup, in particolare, la richiesta di pena era ‘ pesante’ : una confisca da 70 mln di euro più una sanzione da 900 mila euro. Nonostante l’ assoluzione, dice ancora il legale ‘ ‘ per ragioni morali Citigroup ha già esercitato un risarcimento nei confronti della maggior parte delle persone rimaste vittime del crac Parmalat’ ‘ . "La sentenza del tribunale di Milano conferma inequivocabilmente che Citi e i propri collaboratori non ebbero alcun ruolo nella perpetrazione della più significativa bancarotta fraudolenta nella storia italiana" ha commentato l’ istituto bancario. "Citi – si legge nel comunicato – è lieta che il Tribunale abbia pienamente riconosciuto le ragioni proprie e del proprio collaboratore Paolo Botta. Citi ha sempre sostenuto di essere stata defraudata da Parmalat". Esprime soddisfazione per la decisione del tribunale Morgan Stanley . Soddisfazione anche da Bank of America ‘ ‘ per l’ ulteriore assoluzione emessa dal tribunale di Milano per il reato di aggiotaggio". "Come è emerso nel dibattimento – si spiega dall’ istituto – non solo il reato non sussisteva ma Bank of America disponeva di modelli organizzativi idonei. Ancora una volta, pertanto, è stato confermato che nessuno dei dipendenti di Bank of America fosse a conoscenza della frode di Parmalat e che la stessa è stata perpetrata solo da alcuni suoi esponenti con l’ assistenza di alcuni revisori contabili". ‘ ‘ La sentenza – afferma anche Deutsche Bank in una nota – ha dimostrato che Deutsche Bank e i suoi dipendenti hanno agito con professionalità e nel rispetto della legge italiana’ ‘ . Sul piede di guerra invece il Codacons . "E’ una vergogna: i magistrati italiani scendono in campo contro processi brevi e prescrizioni, portando in esempio proprio casi come Parmalat, ma appena possono assolvono le banche che hanno venduto carta straccia, dando così torto ai cittadini – afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – I risparmiatori devono proseguire la battaglia in sede civile per far valere i propri diritti contro i potentati bancari". Intanto, è stata fissata per il 2 maggio prossimo la discussione e la sentenza in Cassazione nei confronti di Calisto Tanzi . Il procedimento davanti ai giudici della Suprema Corte nei confronti dell’ ex patron di Collecchio riguarda il procedimento milanese per aggiotaggio, dove Tanzi è stato condannato in primo e secondo grado a 10 anni. Se la Cassazione dovesse confermare il verdetto, l’ ex proprietario della Parmalat vedrebbe arrivato in giudicato la sua condanna a poche settimane dalla prescrizione.
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