Parmalat, tutte assolte le banche estere
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fonte:
- La Stampa
Nel Palazzo di Giustizia di Milano un clima così festaiolo, tra abbracci, occhi lucidi e lacrime di gioia degli avvocati delle banche straniere non lo si vedeva da un un pezzo. D’ altronde, ha spiazzato un po’ tutti la vittoria schiacciante di Morgan Stanley, Deutsche Bank, Citi e Credit Suisse e dei loro sei manager. Tutti assolti con formula piena dal reato di aggiotaggio per il crac di Parmalat, il buco da 14 miliardi scoperto nel dicembre 2003. Insomma le banche non vengono considerate complici di Calisto Tanzi, l’ ex patron di Parmalat, nel diffondere false informazioni al mercato e ai risparmiatori, a cui venivano vendute obbligazioni spazzatura sul gruppo di Collecchio. Non solo, le banche evitano pure la confisca di 120 milioni di euro, chiesta dalla procura di Milano e sanzioni da 900 mila euro a testa. E’ un verdetto lampo, sbrigativo: bastano un paio di minuti ai giudici della II sezione penale del Tribunale di Milano, presieduti da Gabriella Manfrin, per scagionare dal reato di aggiotaggio con le formule del «non aver commesso il fatto» e «il fatto non sussiste» i manager Carlo Pagliani e Paolo Basso (Morgan Stanley), Marco Pracca, Tommaso Zibordi (Deutsche Bank), Paolo Botta (Citi) e Giaime Cardi (Credit Suisse). Cade anche l’ accusa per gli istituti di credito di aver violato la legge 231, non predisponendo modelli organizzativi per prevenire i reati commessi dai dipendenti. E’ una sconfitta bruciante per i pm Francesco Greco (ieri non era in aula per partecipare a un convegno), Carlo Nocerino ed Eugenio Fusco che avevano chiesto condanne a pene tra un anno e un anno e quattro mesi per 5 funzionari e il non doversi procedere per il dipendente di Credit Suisse First Boston, oltre a sanzioni da 3,6 milioni e la confisca per quasi 120 milioni. Ma la sentenza forse non era del tutto inattesa dalla procura di Milano, visto che nel processo a Tanzi erano già stati assolti i manager di Bank of America e con ogni probabilità i giudici hanno applicato lo stesso schema interpretativo dei loro colleghi. Ma dalla procura precisano che l’ indagine fu «doverosa e utile» e che quasi tutti gli istituti di credito per una ragione o per l’ altra erano arrivati a una sorta di transazione (tra cui i patteggiamenti di Ubs e Nextra) risarcendo in parte i risparmiatori. Ma intanto, tra i piccoli investitori, contando che circa 30 mila hanno transato con le banche, oltre 2 mila, tanti sono rimasti come parti civili al processo, non verranno risarciti a meno di un’ azione civile. E questo ha provocato la reazione furibonda delle associazioni: il Codacons che ha definito le decisione «vergognosa» e Adicom ha bollato la sentenza come «scandalosa». E se le banche estere si sono dette «soddisfatte», perché hanno sempre «agito nel rispetto della legge e con professionalita» e perché «sono state riconosciute le nostre ragioni», ancor di più lo sono stati i difensori: «A 65 anni – ha commentato Nerio Diodà, difensore di Citi – è l’ emozione per un grande atto di giustizia vera». Il perché i giudici sono arrivati ad assolvere tutti gli imputati lo si saprà fra 90 giorni, il 18 luglio quando verranno depositate le motivazioni della sentenza. Anche se par di capire che il Tribunale, pur riconoscendo l’ esistenza del reato di aggiotaggio, abbia ritenuto non ci sia la prova del concorso tra gli ex vertici del gruppo con le banche e i banchieri. I pm, invece, non sanno ancora se impugneranno in quanto, prima dell’ avvio del processo di secondo grado tutto sarà cancellato dalla prescrizione. Infine dal 2 maggio la Cassazione esaminerà la posizione di Tanzi, condannato a Milano in appello a 10 anni di reclusione. Ci sarà una sentenza definitiva prima della prescrizione fissata in mezzo all’ estate. Dura sconfitta per la Procura che precisa: l’ indagine fu utile e doverosa Gli avvocati difensori: «Siamo soddisfatti è stato un grande atto di vera giustizia»
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