19 Aprile 2011

Crac Parmalat, le banche non pagano

Crac Parmalat, le banche non pagano
 

( … ) i "duri e puri" potrebbero non vedere più il becco di un quattrino. Sul caso ci sono altri processi aperti ma è sempre più improbabile che chi è stato travolto dalla grande truffa dell’ azienda alimentare riesca a rivedere il proprio capitale. Perchè se Tanzi ha i soldi, li ha nascosti fin troppo bene. Ed è una vana speranza pensare che li restituisca. Ieri la seconda sezione penale del Tribunale di Milano ha deciso che Citigroup, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Bank of America e svariati loro manager non hanno commesso il reato di aggiotaggio sui titoli Parmalat, azienda guidata all’ epoca dei fatti da Calisto Tanzi. Anche se per le banche prosciolte ieri la partita non è ancora chiusa (resta in piedi al tribunale di Parma l’ accusa di concorso in bancarotta aggravata) i risparmiatori potrebbero restare ugualmente a bocca asciutta per il rischio prescrizione. L’ azienda di Collecchio, grazie alla tenacia del suo attuale amministratore delegato Enrico Bondi, è riuscita a portare a casa un bel po’ di soldi a titolo di risarcimento mentre ai piccoli risparmiatori che speravano di recuperare l’ investi mento perduto è rimasto in tasca poco più di niente. E forse neanche la speranza: tolte le ricche banche, da Tanzi si può spremere ben poco. E’ stato il tribunale di Parma ad aver condannato Tanzi, nel filone principale del processo, a 18 anni di carcere per bancarotta mentre la corte di Milano gli ha inflitto 10 anni per aggiotaggio, ostacolo in vigilanza e false comunicazioni ai revisori. Ieri le banche straniere coinvolte nel filone milanese e assolte da ogni accusa hanno comprensibilmente gridato vittoria. Doppia vittoria, tra l’ altro, perché per un eventuale ricorso non c’ è più tempo. La prescrizione sull’ accusa penale sarebbe comunque dietro l’ ango lo. Altro che processo breve, in questo caso i risparmiatori vorrebbero che i tempi per le sentenze fossero infiniti. E comunque se tutto finisce a tarallucci e latte c’ è poco da ottimizzare nella macchina della giustizia. Basti pensare che i pm Eugenio Fusco e Carlo Nocerino avevano chiesto ai giudici di condannare le banche a pagare una sanzione di 900 mila euro ciascuno e di sequestrare beni tra i 5,9 e i 30 milioni di euro (per un totale di 120 milioni) mentre cinque funzionari rischiavano un anno e mezzo di carcere. Ma «il fatto non sussiste», ha sentenziato il giudice. Un’ assoluzione che non è affatto piaciuta alle associazioni dei consumatori: « E’ una vergogna, i magistrati italiani scendono in campo contro processi brevi e prescrizioni, appellandosi proprio a cause di valenza sociale come Parmalat e crac vari, e poi, quando si trovano a decidere su tali vicende, danno torto ai cittadini e assolvono le banche che hanno venduto carta straccia». In realtà la sentenza riguarda l’ accusa di false comunicazioni finalizzate a un illecito profitto. Ma quanto ha commentato il presidente Codacons, Carlo Rienzi sulla vicenda riflette appieno la rabbia di chi si trova con un pugno di mosche in mano. «Invitiamo i risparmiatori – continua Rienzi – a proseguire la battaglia in sede civile, al fine di far valere i propri diritti contro i potentati bancari». Elio Lannutti, presidente di Adusbef, si chiede chi siano stati i complici di Tanzi. Questa sentenza, dice ironicamente, fa pensare che il crac Parmalat non sia mai esistito. Federconsumatori va giù piatta: «Sentenza sconcertante. Aspettiamo di leggere le motivazioni a tale decisione, ma fin da ora esprimiamo forte perplessità verso la sentenza che ha assolto le banche ed i relativi manager». La federazione solleva inoltre un altro problema, quello dei tanti processi avviati sullo stesso caso in relazione ai diversi capi di imputazione. Questo, secondo Federconsumatori, «rischia di comportare complicazioni e difficoltà nel rintracciare le vere responsabilità dell’ inaccettabile crac, che ha mandato in fumo i risparmi di moltissimi cittadini». Rintracciati tutti i colpevoli, i risparmiatori possono sperare di ottenere dei risarcimenti. Ma se alla fine le condanne colpiranno solo Tanzi e i suoi manager, i risparmiatori con il citato cerino acceso in mano, si bruceranno per la seconda volta.
 

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