13 Aprile 2011

TEX WILLER “Peste, vi racconto la mia vita piena di patatine ma senza donne”

Esce l’autobiografia del celebre cowboy creato da Bonelli. L’abbiamo intervistato in esclusiva e lui ci ha svelato i suoi guai: «Poche femmine e una dieta pessima»

Una dieta – e un alito – terrificante. Bistecche alte due dita e montagne di patatine fritte annaffiate da ettolitri di birra e terribili fette di cheescake: mai una verdura, un frutto o un bicchier d’acqua. Con quello che ingurgita da 60 anni Tex Willer dovrebbe essere morto. Invece è qui, a Milano, accomodato al tavolo del suo editore Sergio Bonelli: fegato perfetto, spalle larghe e capelli brizzolati, alto e dal volto virile, tra Giuliano Gemma e Charlton Heston, Tex se ne sta accovacciato in mezzo ai libri e vicino a un juke box Wurlizer (che lui scambia per un totem), come al centro di un tepee Navajo. Ingolla patatine unte aggrappate a uno stinco. Mondadori l’ha convinto a pubblicizzare la sua autobiografia Tex Willer – Il romanzo della mia vita (pp. 224, euro 17). La prosa è fluida, scorre con andamento alla Balzac ed è in prima persona. Ma Tex sa a malapena scrivere. Il suo autore è il collega Mauro Boselli che, allergico alle colt, s’è imboscato in qualche saloon. Signor Willer, lei è l’eroe, il simbolo del fumetto italiano. Un mito per tutti. Ma pensavo fosse all’inferno a tirare il collo a messer satanasso… «Uomo di poca fede. In giro c’è un mucchio di gente che fa di tutto per non morire di vecchiaia. Nei verdi pascoli del cielo c’è finito Kit Carson, che ho seppellito accanto a mia moglie Lilyth sulla cima di un monte. Nel terreno, come voleva la sua educazione cristiana, ma vicina al cielo, secondo la tradizione dei Navajos. Chiesi al mio fratello di sangue, Tiger Jack, la sua lancia….». …e poi giurò che non avrebbe avuto pace finché non l’avesse vendicata… «Ah, sa la storia? Sa anche che i Navajos mi fecero prigioniero e misero alla prova? Con un bastone di legno dalla punta arroventata, uno dei guerrieri mi tracciò un cerchio sul petto. Pensai con orrore che ero diventato una specie di bersaglio vivente. Io e Tagua, a torso nudo, ci fronteggiammo al centro del villaggio. Lo riempii di uppercut; durante la Guerra di secessione avevo a lungo praticato la boxe con “Damned”Dick e…». …perdoni, ma, sì, conosco la storia, lei che da fuorilegge diventa ranger e poi capo navajo, e la vendetta. Quando la creò nel 1948 Gianluigi Bonelli s’ispirò all’Uomo Mascherato e a Dumas.E lei era solo un personaggio minore. La casa editrice puntava su un certo Occhio Cupo. Lo sapeva? «Per tutti i diavoli (la mano scorre sulla fondina, poi torna allo stinco: riflesso incondizionato, ndr). Ma io voglio parlarti di mia moglie, che aveva il viso più dolce che avessi mai visto, con quei suoi profondi occhi dai riflessi verdi e i morbidi capelli neri che le incorniciavano la fronte. La piccola Lilyth era davvero una bellezza. Ricordo ancora quel momento, lo strano calore che mi invase…». Oddio, Signor Tex Willer è la prima volta che la sento parlare così di una donna. «Beh, una ne ho avuta, sposata tra l’altro, per salvarmi la vita». Ed è morta dopo due numeri… «Abbiamo copulato una sola volta, ed è nato Kit. Quando per la prima volta sollevai tra le braccia nostro figlio, compresi con stupore che potevo davvero dirmi felice. Almeno spero che sia mio figlio, così mi ha detto lei…». Tex, lei spiazza. Di solito il gentil sesso la lascia indifferente. Lei preferisce sparare, il marpione era Carson. Lei era il misogino. Grillini la direbbe in odore di omosessualità. Ha presente Batman e Robin? «Peste. Questa storia dobbiamo sfatarla, una volta per tutte. A me le donne piacciono. Piac-cio-no. Ma i Bonelli, padre e figlio, mi volevano eroe solitario come Gary Cooper, uno che ha baciato la sua prima donna a trent’anni. Baciato solo, eh. Io stavo lì a sparare e Carson s’imbo – scava con le ballerine. Pure Tiger Jack acchiappava più di me. Sapesse la frustrazione (altra patatina inghiottita nevroticamente, ndr)». Mi parli del suo fegato. Ha mai pensato a una dieta più bilanciata? «Perché, lei crede che non mi farei, una volta ogni tanto, un’insalata caprese? Le confesso un’altra cosa: le patatine le divoro compulsivamente da quando quelli del Codacons mi hanno accusato, fumando, di dare il cattivo esempio ai giovani. Ho smesso di fumare e m’ingozzo di patatine, che mica mi piacciono tanto, poi. Ungono e rendono scivolosa la colt». Mi tolga un’altra curiosità: perché quando sparano gli altri la mancano sempre? «Balle. Per tutti i diavoli Lily Dickarth, la sorella di Mephisto, mi sparò, quando ero a terra, in testa…». Ma alla tempia. La sfiorano sempre alla tempia, o alla spalla, come El Muerto. Lei mi perdoni, ha… «Un culo spaventoso, lo so, me lo lasci dire. Sarò caduto mille volte nei canyon, rinchiuso nei sotterranei, sotterrato fino al collo. Mi salvo sempre perché sono un simbolo, più di John Wayne. Nietzsche su di me ci farebbe un’enciclopedia». Cosa vorrebbe, ora, alla sua età? «Mio padre, Ken Willer, mandriano tutto d’un pezzo e dotato di una certa istruzione, mi insegnò la differenza tra ciò che è giusto e sbagliato. Ho avuto tutto. Spero sempre in un mondo migliore fatto di giustizia e d’onore. Qui, in Italia, sono nel posto sbagliato. Ora, scusi, in assenza di Bonelli ho ordinato pizza e Coca Light…».

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