12 Aprile 2011

“Diagnosi sbagliata a mio padre Così è iniziato il calvario”

«Diagnosi sbagliata a mio padre Così è iniziato il calvario»
 

«NESSUNO veniva a vedermi e io stavo lentamente morendo… questo è il risultato di negligenze a Cardiologia». Ha buttato giù alcuni appunti di suo pugno, il resto del racconto lo ha affidato al figlio che ieri, dalla sede del Codacons, ha voluto rendere pubblici i dettagli di questo calvario durato anni, non per avere un risarcimento, che non ha chiesto, «ma perché non capiti più. A nessuno». La vicenda, diciamolo subito, è datata 2004 ed è quindi precedente alle pratiche «contestate», introdotte dall’ ex coordinatore del laboratorio di Emodinamica Sangiorgi, di cui si discute in queste settimane. Ma non per questo «fuori luogo», spiega l’ associazione dei consumatori. «La storia vissuta da questo paziente ora 74enne – dice il presidente regionale Fabio Galli – dimostra che i problemi, in quel reparto del Policlinico, vanno indietro nel tempo e non sono limitati all’ attività endovascolare extracardiaca». Il problema qui sarebbe stato un «errore iniziale nella diagnosi». «Erano i primi di dicembre 2004 quando mio padre sentì un forte dolore alla schiena. Andammo subito al pronto soccorso e da lì ci mandarono in Cardiologia. Dissero che era un infarto ma il problema, invece, era un aneurisma all’ aorta. Un problema aggravato dall’ intervento che gli fecero e che ha causato la cancrena delle dita dei piedi. Ne hanno dovute poi amputare cinque. Mio padre si è trovato impossibilitato a urinare e con l’ acqua nei polmoni. I reni si erano bloccati e per due anni è dovuto ricorrere alla dialisi. Ora è vivo per miracolo». MENTRE RACCONTA si avverte la rabbia, anche a distanza di anni, per quello che è successo. «Nessuno gli ridarà mai gli anni in cui ha sofferto». Il calvario è iniziato dopo quell’ intervento «che non doveva essere fatto. I medici non chiesero un consulto, erano convinti che fosse un infarto. Così gli hanno aperto tre vene con gli stent. Poi, dopo 72 ore, lo rimandarono a casa. Passarono circa venti giorni, ma mio padre stava sempre peggio. Le dita dei piedi erano diventate nere. Il 27 dicembre, dopo Natale, lo riportai di corsa all’ ospedale. Ma lì, seppure in quelle condizioni, ci dissero di andare dal nostro medico. E’ stato solo dopo che mio padre si è steso per terra in mezzo al reparto che hanno deciso di ricoverarlo». Ma passò altro tempo. «Solo dopo un’ altra settimana capirono che la causa di tutti i problemi era in realtà l’ aneurisma. A quel punto mio padre era davvero gravissimo. Se è ancora con noi dobbiamo ringraziare solo il dottor Gioacchino Coppi, che è intervenuto di persona». Per lui il figlio ha parole di elogio, ben diverse da quelle che riserva invece a quei medici «che non hanno chiesto – continua a raccontare il figlio – un consulto nonostante i parametri dicessero altro, che si sono convinti di un infarto che invece non c’ era. Io se ho dei dubbi nel mio lavoro chiedo. Quando il nefrologo visitò mio padre disse: ‘ Sono stati dei pazzi a operarlo con questi parametri’ . Me le ricordo ancora bene quelle parole». L’ «errore» ha avuto molte conseguenze. Per fortuna il paziente, ora 74enne, si è ripreso. «Deve ringraziare la sua forte tempra. Ma ha comunque dei problemi. Mio padre è stato ricoverato in nefrologia, un mese in pneumologia, ha fatto tante visite e ora i reni hanno una funzionalità del 60 per cento». Il figlio allora non ha fatto denuncia e non è intenzionato a sporgerla neanche ora. «Quando mi rivolsi al tribunale del malato mi dissero di lasciare perdere». Una cosa, però, il figlio la desidera, ed è vedere la cartella clinica del padre. Anche Fabio Galli del Codacons vorrebbe darle un’ occhiata. «Sono curioso di sapere – spiega – come è stato chiesto a questo paziente il consenso informato. L’ abbiamo detto e lo ridiciamo: è una cosa importante». «Quando operarono mio padre – conclude il figlio – qualcuno dall’ ospedale telefonò e ci disse: noi agiamo. In quel momento ti fidi». «Se sono vivo è solo grazie ai miei familiari», conclude il 74enne nella sua lettera.

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