La Bce alza i tassi. “Rischio inflazione”
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fonte:
- Avvenire
DA BRUXELLES Alla fine il rialzo dei tassi da parte della Bce è arrivato davvero, come ampiamente previsto. Ieri infatti a Francoforte l’ Eurotower ha annunciato l’ aumento di 25 punti base del tasso principale, portandolo all’ 1,25%. Era fermo all’ 1% dal 7 maggio 2009, e questa è la prima stretta da metà del 2008. La Bce ha inoltre innalzato il tasso marginale dall’ 1,75% al 2% e ha fissato quello sui depositi allo 0,5%. Immediata, in Italia, la reazione delle associazioni dei consumatori. Codacons ha stimato in 204 euro l’ anno di media gli aumenti per i mutui, l’ Adoc parla di 216 euro, meno pessimisti Federconsumatori e Adusbef che ipotizzano di incrementi medi di 132 euro l’ anno. Annunciando la decisione, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha spiegato che essa «permette di assicurare la stabilità dei prezzi a medio termine». Trichet ha tenuto però a precisare che l’ attuale politica monetaria «resta accomodante, e dunque continua a dare un considerevole sostegno all’ attività economica e alla creazione dei posti di lavoro». Insomma, la Bce non vuole strozzare la ripresa incipiente, e soprattutto non vuole assestare un colpo alle economie più fragili, a cominciare da Grecia, Irlanda e Portogallo. Non a caso, Trichet ha precisato che non si deve leggere nella decisione odierna necessariamente un primo passo verso un’ ulteriore stretta a breve. «Non abbiamo deciso – ha infatti dichiarato – che si tratta del primo di una serie di rialzi dei tassi d’ interesse». Quanto basta per provocare un calo dell’ euro, che ieri ha chiuso a quota 1,4283 dollari, in recupero però rispetto al minimo di seduta (1,4240). Una cosa però è chiara, la Bce resta preoccupata per le tendenze inflazionistiche alimentate anzitutto dal caro greggio. E infatti Trichet ha affermato che i rischi inflazionistici «restano al rialzo». Per questo il banchiere ha avvertito. «Continueremo a monitorare molto da vicino tutti gli sviluppi per quanto riguarda i rischi al rialzo nella stabilità dei prezzi». Un tempo questa formulazione era sufficiente a lasciare prevedere un nuovo rialzo nel mese successivo, ma negli ultimi tempi questo «automatismo» è andato sfumando. Vari economisti citati dalla Reuters, comunque, affermano di attendersi un nuovo aumento a luglio e una chiusura a fine 2011 con un tasso di riferimento all’ 1,75%. Certamente, e questo il presidente della Banca centrale europea l’ ha detto con chiarezza, resta «l’ obiettivo di mantenere il tasso d’ inflazione al di sotto del 2% sul medio termine. Un simile ancoraggio è un prerequisito affinché la politica monetaria possa contribuire alla crescita nella zona euro». Non è mancato un implicito monito a evitare di trasferire sui salari le tendenze inflazionistiche, «non accetteremo, non tollereremo – ha infatti affermato Trichet – effetti inflazionistici secondari ». Un richiamo, infine, a una sana politica di bilancio da parte degli Stati membri. «Annunciare misure di consolidamento dettagliate per il 2012 e oltre – ha spiegato il banchiere – aiuterebbe a convincere l’ opinione pubblica e gli attori del mercato che le politiche correttive saranno portate avanti», del resto «ci sono alcuni Paesi che devono risolvere i loro problemi ». Trichet: ma non è l’ inizio di una nuova politica L’ obiettivo è contenere l’ aumento dei prezzi sotto il 2 per cento.
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