L’ inflazione va di corsa con il caro-carburanti Stretta Bce ormai certa
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fonte:
- Il Giornale
I colpevoli sono i soliti noti, i prezzi dei carburanti. E’ il loro surriscaldamento, legato anche alle recenti rivolte in Nord Africa, che continua ad alimentare l’ inflazione. Offrendo alla Bce, ormai non ci sono più dubbi, l’ alibi inattaccabile per alzare i tassi il prossimo 7 aprile. L’ andamento del carovita, del resto, si colloca da tempo ben oltre la soglia di tolleranza del 2%stabilita dall’ istituto guidato da Jean-Claude Trichet. Con un nuovo scatto in avanti, in marzo l’ inflazione è salita in Italia dello 0,4% mensile, pari a un incremento del 2,5% tendenziale. Valori così elevati non si vedevano dal novembre 2008, e seppur inferiori rispetto alle media Ue ( 2,6%) sono più che sufficienti per far scattare l’ allarme tra le associazioni dei consumatori: l’ ammontare della stangata per le tasche degli italiani oscilla tra i 1.164 euro di Adubesf e Federconsumatori e i 1.240 euro stimati dal Codacons. In ogni caso, è un tributo salato quello da pagare per l’ impennata dei listini carburanti. I rincari, già pesanti su base mensile (+3,4% la benzina, +4,3% il gasolio), diventano sull’ arco dei 12 mesi un autentico salasso a doppia cifra: la verde è infatti aumentata del 12,7% rispetto a marzo 2010, mentre un litro di diesel è più caro del 18,5%. Su questi prezzi incombe, tra l’ altro, il recente decreto con cui il governo ha deciso di concedere una boccata d’ ossigeno al Fondo unico per lo spettacolo attraverso un inasprimento delle accise sui carburanti. C’ è inoltre un altro sgradevole «effetto collaterale» provocato dal caro-benzina. Ovvero, un aumento di prezzo dei generi alimentari, visto che i prodotti agricoli viaggiano dal campo alla tavola per oltre l’ 85% con l’ autotrasporto su gomma. Così, formaggi e latticini segnano una crescita tendenziale del 4,1% e la frutta fresca sale del 2,6% su base mensile e del 5,7% su base annua. Il timore da parte di organizzazioni come Confesercenti, secondo la quale «tira una brutta aria in generale sull’ economia italiana che non fa presagire nulla di buono», è che la raffica di rincari paralizzi ancor più la domanda interna. Anche l’ ormai quasi certo cambio di passo della politica monetaria avrà ripercussioni sulle famiglie, in particolare quelle con mutui indicizzati aperti. Le possibilità che giovedì prossimo la Bce rinvii una stretta dello 0,25% sono ormai ridottissime. «E’ l’ ora del voltafaccia sui tassi», ha detto ieri in modo lapidario, Jurgen Stark, membro di primo piano del comitato esecutivo di Francoforte. I mercati si stanno adeguando: l’ euro è balzato ieri oltre quota 1,42 dollari.
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