22 Marzo 2011

Acqua pubblica: in città la bolletta più cara.

Codacons attacca la commissione nazionale accusandola di non pensare al bene dei cittadini. La spesa per l’approvvigionamento idrico è aumentata del 53,4%.

Tra l’acqua all’arsenico e le bollette, Viterbo vanta un primato davvero poco invidiabile. Da un lato ci sono le associazioni che chiedono il risarcimento danni per tutti gli anni di immobilismo in cui ha vissuto lo Stato e dall’altro uno studio realizzato dall’Osservatorio Prezzi&Tariffe mette in evidenza come il capoluogo entra a piè pari nel guinnes dei primati per essere il luogo con la bolletta dell’acqua più cara. Viterbo con il suo 53,4 per cento ha raggiunto il podio nella gara delle città con il più alto costo della risorsa idrica, che al livello nazionale fa registrare nel 2009 un aumento del 6,7 per cento. La città dei Papi non è la sola in questo girone infernale, ma è accompagnata da altre “amiche”: Treviso infatti ha fatto registrare un aumento del 44,7 per cento e Palermo del 34 per cento. Inoltre, secondo l’Istat, da gennaio 2000 a dicembre 2010 l’aumento è stato del 64,4 per cento. In un anno, osserva Cittadinanzattiva, una famiglia sostiene in media una spesa di 270 euro per il servizio idrico integrato. Aumenta la bolletta, quindi, ma diminuisce il livello di soddisfazione e la fiducia da parte degli utenti, specie dopo le recenti vicissitudini in merito all’arsenico che di fatto l’ha resa inutilizzabile ai fini della potabilità. Sono molte le associazioni, infatti, che da tempo lottano per ottenere il risarcimento danni per tutti gli anni in cui le famiglie italiane hanno bevuto ed usato un’acqua che non era sicura ed in questo contesto si inserisce la forte critica del Codacons nei confronti della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche. Secondo il Codacons la Commissione intervenendo sul problema dell’acqua all’arsenico, si è autoassolta, sconfessando le azioni legali intraprese dal Codacons. “Le affermazioni della Commissione sono tese più a respingere le proprie responsabilità che non a tutelare i cittadini – spiega il Presidente Carlo Rienzi – I funzionari pubblici hanno paura di dover pagare di tasca propria i danni prodotti agli utenti”. Per l’associazione, non c’è pericolo di confusione tra il problema della bolletta attuale e la richiesta di danni per gli anni passati. “ Lo Stato Italiano e la Regione Lazio, sono colpevoli di non essere intervenuti nel tempo per bonificare le falde acquifere- spiega Rienzi -. Tuttavia il divieto attuale di consumo di acqua in alcuni comuni, può legittimare i cittadini a chiedere un risarcimento per la situazione presente”

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