L’ intervista Mario Deaglio economista “Benzina record? Non c’ è solo l’ effetto Libia”
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
La benzina tocca i massimi storici. La verde ormai supera 1,560 euro al litro, livello toccato nel luglio di fuoco del 2008, ed è arrivata anche a 1,568 euro nei distributori della Esso. Ma in alcune zone, come la Campania, arriva a costare 1,61 euro per effetto delle addizionali regionali. Un record. Per un pieno di benzina oggi ci vogliono, così, più di 78 euro contro i circa 74 dell’ inizio di gennaio e i 69 di un anno fa, quando la verde era a quota 1,390 euro. Secondo le associazioni dei consumatori, per le famiglie italiane potrebbe essere in vista una stangata di 1.200 euro tra l’ esborso diretto per fare il pieno e l’ inflazione che si sta surriscaldando. Le associazioni che aderiscono a Casper chiedono di bloccare le tariffe energetiche per tutto l’ arco dell’ anno, tagliare le accise e sterilizzare gli aumenti dei prezzi dei carburanti. Mentre Adusbef e Federconsumatori chiedono pure l’ immediata entrata in vigore delle misure definite nell’ accordo con la filiera petrolifera. Oltre tutto, anche per l’ effetto Libia e delle rivolte che interessano i Paesi del petrolio, la spirale rischia di non fermarsi. La causa di quest’ impennata è il rincaro continuo del greggio, da cui deriva una catena di aumenti che va dal gasolio per riscaldamento ai prodotti derivati in prima battuta, per poi provocare gradualmente altri aumenti a cascata. Sembra di essere tornati agli anni ‘ 70 del secolo scorso, ai tempi della crisi della guerra del Kippur, con il ritorno di terribili termini economici come «stagflazione» (stagnazione economica più inflazione), anche se l’ epoca è completamente diversa. L’ economista Mario Deaglio, uno dei massimi esperti di dinamiche internazionali e di mercati legati alle materie prime, spiega che non si tratta soltanto dei rivolgimenti sociali e politici in Nord Africa. Sono molti gli elementi imponderabili che entrano nel «grande gioco» degli aumenti petroliferi. Professor Deaglio, a cosa è dovuto, in questo frangente, l’ aumento del prezzo del petrolio? «Vi è innanzitutto un discorso di lungo periodo. L’ era del petrolio facile è finita. C’ è quindi una tendenza all’ aumento del prezzo del greggio man mano che i giacimenti tradizionali si esauriscono e si finanziano lo sfruttamento di nuovi giacimenti o si sviluppano nuovi impianti di energie alternative». Ma l’ impennata degli ultimi giorni va ricondotta sostanzialmente alle rivoluzioni in corso nell’ aria nordafricana, a cominciare dalle minacce del raìs libico Gheddafi di interrompere la produzione? «Non solo. Su questo processo di lungo periodo si innestano fattori extraeconomici legati al ciclo congiunturale e alla speculazione finanziaria, che è in pratica la scommessa sul fatto che il petrolio sia più o meno caro. Le tendenze di lungo periodo non lasciano alternative e le altre dipendono dalle circostanze». Come nel caso della crisi libica? «Certo, come nel caso della crisi libica. Non possiamo sapere le conseguenze di quel che accade in Egitto, nel Bahrein, in Oman, né di cosa succederà se salterà in aria qualche grossa zona di giacimenti petroliferi». Le spinte inflattive sono destinate ad aumentare? «Le spinte inflattive dipendono in gran parte dall’ aumento del petrolio, ma non solo. Partiamo da qui. Dobbiamo osservare una cosa: il petrolio si commercia in dollari. Dalla crisi libica in poi il dollaro ha perso terreno. Una parte di questa perdita per il dollaro è stata sterilizzata dall’ aumento dell’ euro. Per quanto riguarda l’ Europa, invece, il discorso è diverso poiché gli Stati europei dall’ aumento del greggio traggono benefici, proprio come gli sceicchi». E in che modo? «Attraverso la tassazione sul prezzo della benzina. Ci sono due tipi di imposte sui carburanti. Il primo tipo è sulla quantità e, dunque, non aumenta significativamente essendo la quantità e il fabbisogno sostanzialmente invariati in tutta Europa. Il secondo tipo è sul valore e aumenta sensibilmente. Questa seconda imposta costituisce una sorta di paracadute sugli aumenti: se aumentano i prezzi, aumentano anche le tasse. Gli Usa, dunque, sono più vulnerabili. Detto questo, non possiamo limitarci solo al petrolio. E’ in atto un aumento dei prodotti agricoli, soprattutto sull’ onda di molti disastri subiti dai raccolti in tutto il mondo. Ci sono stati cattivi raccolti un po’ dappertutto, soprattutto nei "granai" mondiali». Quello che lei chiama «agflazione», l’ inflazione che deriva dall’ aumento dei prodotti agricoli e delle derrate alimentari. «Più del grano, più dei cereali, sono saliti il cotone, il cacao, lo zucchero. Anche altre commodities come i metalli. Su tutto questo gli Stati europei non possono contare su alcun aumento dell’ ombrello fiscale. Sono più deboli di fronte all’ aumento dei prezzi». L’ aumento dell’ euro che effetto può avere? «L’ euro un po’ ci difende contro l’ inflazione. Poi, certo, l’ euro forte ha conseguenze negative sulle esportazioni». La Banca centrale europea prevede un aumento dei tassi d’ interesse per frenare l’ inflazione. Cosa dobbiamo aspettarci? «Non è possibile prevederlo, perché fin qui si tratta solo di annunci. Non sappiamo l’ entità dell’ aumento dei tassi né il modo con cui l’ istituto di Francoforte agirà né, infine, quali altre misure prenderanno i governi».
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